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Il fenomeno del voltagabbana

Foto © Acri In Rete
Vincenzo Rizzuto
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In questi ‘eserciti di Franceschiello’, in cui si sono trasformati i partiti e i vari movimenti che vengono alla ribalta nell’agone ‘politico’ di questi nostri tempi, spesso si assiste alla fuga di molti eletti dallo schieramento in cui sono stati eletti, non tanto per serie e dimostrate ragioni ideali e propositive quanto per sottrarsi agli impegni assunti e fare il libero battitore senza dare conto a nessuno, senza rispettare un minimo di coerenza e di etica.
Così, dai consigli comunali, ai consigli regionali e al Parlamento nazionale ed europeo, si assiste puntualmente al fenomeno del ‘voltagabbana’, un atteggiamento di moda così diffuso ormai che non suscita più nemmeno indignazione e condanna presso la grande opinione pubblica, un fenomeno assai deleterio, però, ai fini della tenuta di una sana coscienza sociale. E tutto questo non è dovuto alla libertà di pensiero che la Costituzione riconosce all’eletto, ma per lo più al dilagare, nella società cosiddetta ‘liquida’, dell’individualismo sfrenato, che spinge le persone a coltivare soltanto i propri interessi, a chiudersi nel proprio orticello, considerando gli altri non come fine ma come mezzo di cui servirsi.
Ed è In questa prospettiva che si muove il nostro ‘voltagabbana’ che, dopo essere stato investito della carica di dirigente, o anche di semplice impiegato negli Enti pubblici e di cariche politiche varie, è portato a considerare il piccolo o grande potere conquistato come strumento a suo esclusivo servizio e a disposizione di quanti fanno parte degli affiliati, a lui legati da stretti legami di non leciti interessi, in netto conflitto con quelli pubblici, democratici, cioè del ‘demos’ ossia del popolo. Nella fattispecie del politico corrotto, il fenomeno si materializza da subito con la fuoriuscita dalla formazione in cui è stato eletto e la collocazione nei cosiddetti ‘cespugli’, dove converge insieme ad altri ‘voltagabbana’, magari mascherandosi con la costituzione di un nuovo partito senza né capo né coda; così facendo, il nostro ‘eroe’ non dà conto a nessuno, non versa un solo centesimo di contributo alla formazione che lo ha fatto eleggere, e, se è fortunato, può con altri pochi ‘compari’ divenire indispensabile pedina per reggere o far cadere governi e maggioranze traballanti, come sta succedendo in questi ultimi anni nel nostro Paese. E’ un gioco, quello del ‘voltagabbana’, assai redditizio quando riesce, e che a livello di opinione pubblica non viene nemmeno ‘punito’ con il biasimo, ma anzi considerato spesso, ahimè, come prova di grande capacità intellettiva, degna di essere imitata e seguita.
Questo costume, purtroppo, si è diffuso e consolidato nel nostro Paese soprattutto nel ventennio del ‘rinascimento’ del ‘cavallierato’, ed ha creato un clima di assuefazione anche ad altri fenomeni negativi come quello di tollerare vistose situazioni di conflitti di interesse, abnormi assenze dei poteri dello Stato in molte zone del territorio dove regna l’illegalità e lo strapotere della malavita organizzata, che riduce a livelli infimi la qualità della vita sociale come avviene in quasi tutte le Regioni meridionali.

PUBBLICATO 03/03/2021 | © Riproduzione Riservata



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