Notizie sommerse. Terme Luigiane. L’appello dei lavoratori
Redazione
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La vicenda coinvolge anche la nostra comunità. Sono tantissimi, infatti, gli acresi, giovani, anziani ed intere famiglie, che usufruiscono dei servizi delle Terme Luigiane.
Il complesso è ubicato nei comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa. Le terme Luigiane sono classificate come ipertermali sulfuree forti. Lo Zolfo è uno degli elementi essenziali dell'organismo umano, presente sia nella composizione di tutte le cellule che in quella di organi e tessuti come la cute, la cartilagine, i tessuti nervosi e quelli dell'apparato respiratorio. La sorgente termale è conosciuta fin dall'antichità per le sue caratteristiche e cura diversi tipi di malattie legate alla pelle. Si racconta che storicamente accolse una regina la quale non poteva avere figli: le acque sulfuree la resero fertile. Di seguito la lettera/appello dei lavoratori “Siamo i 250 lavoratori delle Terme Luigiane, una bella realtà imprenditoriale situata in Calabria sul tirreno cosentino e stiamo vivendo un dramma lavorativo che vogliamo sottoporre all’attenzione dei politici calabresi e nazionali, dei media e di chiunque voglia leggere della nostra storia di “ordinaria follia”. Noi lavoriamo, come è noto, per la SATECA Spa società che negli anni ha fatto del rispetto per noi lavoratori e per le regole il suo modus operandi, creando una “cittadina della legalità” in uno fra i territori più complicati della nostra splendida regione. Nel 2016, alla scadenza del contratto di subconcessione che permetteva all’azienda di operare, si è generato un folle cortocircuito politico/amministrativo fra la Regione Calabria, proprietaria delle acque, e i Comuni di Guardia Piemontese ed Acquappesa. Dal 16 aprile 2016, data di scadenza della subconcessione, è cominciato un vero e proprio calvario che ha visto il nostro lavoro precipitare nella costante precarietà fatta di proroghe e di accordi in extremis, e purtroppo oggi anche questo sta venendo meno. Abbiamo intrapreso da subito con il Sindacato un percorso di denuncia e di proposte allo stesso tempo, rivolgendoci alla politica e alle istituzioni. Ci siamo sempre opposti a soluzioni provvisorie e precarie. Nel 2019 abbiamo favorito, con l’aiuto della Prefettura di Cosenza, l’individuazione di un percorso che garantiva continuità lavorativa. Ciò si è reso necessario a causa dei reiterati ritardi da parte delle due Amministrazioni Comunali nella redazione di un bando ad evidenza pubblica, attraverso il quale selezionare il gestore dei beni di proprietà comunale e in grado di garantire il prosieguo delle attività per la Sateca in quanto realtà produttiva già esistente, operativa e proprietaria delle strutture che garantiscono l’occupazione di tutti noi 250 lavoratori. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: i Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese hanno intrapreso con la Sateca un confronto privo di regole. Quello che faticosamente si costruisce in una riunione viene, da parte delle Amministrazioni comunali, regolarmente smontato e rilanciato. È il caso degli ultimi scambi epistolari tra Azienda e Comuni, dove si è passati dal paventare, da parte dei comuni, una concessione in comodato d’uso gratuito delle acque e degli immobili, alla richiesta di un canone di concessione per le sole acque di € 120.000,00 che corrisponde al triplo di quanto precedentemente corrisposto dalla Sateca sia per le acque che per l’uso degli immobili. Ci chiediamo che senso abbia questa richiesta e se sia la politica giusta soprattutto in un momento storico di crisi del settore dovuto alla ridotta produttività legata al COVID. I signori Sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, anziché favorire un’azienda che nel 2020 ha garantito con grandi difficoltà le attività termali, e di conseguenza il nostro lavoro, triplicano il canone in totale controtendenza rispetto a quanto accade nel resto del mondo dove si tenta di intervenire sulle crisi aziendali con aiuti e sovvenzioni. I n tutto questo la Regione Calabria, proprietaria delle acque, appare poco più di un semplice spettatore, dimenticando il ruolo di controllore che la legge sul termalismo calabrese le impone. Dopo decine di richieste di incontro nostre e del sindacato, siamo stati ricevuti dall’assessore alle attività produttive, al lavoro e al turismo Orsomarso, il quale ci ha dato la sensazione che, anziché rendersi promotore di soluzioni fattive, stia giocando da una parte che non è sicuramente quella dei lavoratori. Ill.mi politici tutti, Vi chiediamo di raccogliere il nostro appello, intervenendo per la tutela del lavoro e la sopravvivenza di 250 famiglie che non vogliono vivere di ristori e/o ammortizzatori sociali. Le Terme Luigiane sono una realtà importante: ogni anno 500.000 cure, 22.000 pazienti, 32.000 presenze negli alberghi di proprietà Sateca, un costo del personale di due milioni e duecentocinquantamila euro (dati da Bilancio) che creano benessere in tutto il comprensorio, senza tralasciare il servizio socio/sanitario che da sempre viene garantito a tutti i cittadini, calabresi e non. Chiudiamo questo appello chiedendovi un intervento deciso e mirato che normalizzi in maniera definitiva la gestione delle Terme Luigiane nel rispetto delle regole, della legalità e della trasparenza. L’appello viene anche dalle nostre famiglie e soprattutto dai nostri figli ai quali in questa situazione viene precluso ogni futuro. Le Terme Luigiane sono patrimonio di tutti, non possono essere lasciate in balìa delle decisioni di pochi e non si può ancora una volta pensare di distruggere una realtà che funziona, dà lavoro e porta benessere a tutti senza bisogno di ricorrere a denaro pubblico. Nel ringraziarvi tutti per l’attenzione che darete al nostro disperato appello, rimaniamo in attesa dei vostri interventi per la risoluzione positiva della situazione.” |
PUBBLICATO 11/04/2021 | © Riproduzione Riservata

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