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Una fiaba moderna ai tempi del virus: ''alla ricerca del signor buon umore''

Foto © Acri In Rete
Gaia Bafaro
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C’era un volta, in un paese lontano lontano, il Signor Buon Umore, il sindaco della città chiamata “Felicità”. Si trattava di una persona che amava stare in compagnia, danzare, cantare e perché no anche mangiare tante cose buone.
Era amico di tutti i bambini e adorava intrattenersi con loro per acchiappare farfalle, correre all’aria aperta e inventare tanti nuovi giochi divertenti!
Un triste giorno di Febbraio, però, il Signor Buon Umore fu costretto a partire per motivi sconosciuti ma molto importanti ed al suo posto arrivò ad amministrare la città la Signora Noia.
Questa indossava un lungo abito grigio come le nuvole cariche di pioggia, era solitaria e silenziosa, viveva chiusa in casa e impiegava tutto il tempo a preparare da mangiare e pubblicare le foto su internet.
Tutti i bambini cominciarono ad isolarsi e con la mancanza del Signor Buon Umore persero ogni interesse per il mondo circostante, non si incontravano più, non uscivano e l’unico momento di benessere era quello in compagnia della figlia del Signor Buon Umore che si chiamava Fantasia. Grazie a Fantasia che era l’unica che continuava ad uscire per visitare grandi e piccini, si riusciva a colorare, disegnare, inventare e organizzare , persino a viaggiare attraverso qualche pagina di un bel libro! Ma non era la stessa cosa.
La situazione continuava a peggiorare perché a Settembre giunse nella cittadina persino la sorella della Signora Noia, nota a tutti come Paura.
Questa giovane donna seminava disastri a casaccio e soprattutto portò molta ansia e confusione ai cittadini a causa delle sue marachelle.
Paura aveva reso tutti nemici con le sue parole, si odiavano i parenti e gli amici, gli estranei e i conoscenti e tutti finirono per litigare a causa delle bugie e delle pretese nell’aver ragione.
I bambini furono dimenticati, i loro “perché” restavano senza risposta e non si poteva più vivere normalmente a causa della mancanza del Signor Buon Umore e soprattutto di Paura. Così, una bambina chiamata Libertà decise di partire alla ricerca del caro Sindaco, bisognava assolutamente farlo tornare! Ma come? Era una notte buia quando decise, all’insaputa dei suoi genitori, di scappare per ritrovare Buon Umore.
Ma da dove iniziare? Uscita di casa, camminò un poco e cominciarono ad apparire in cielo le prime luci dell’alba. Su di una strana chiamata: “Andrà tutto bene” scorse un arcobaleno.
“Ecco! – pensò la bimba – potrei cercare il Signor Buon Umore alla fine dell’arcobaleno!
Tutti sanno che adora i colori!” Quindi, Libertà seguì quel sentiero per scoprire purtroppo che mentre si stava avvicinando alla fine delle luci, queste scomparvero, anzi, vi dirò di più, trovo lungo il cammino una strana Fata, tutta agghindata di un abito in principio fatto di gemme preziose, dolciumi e monete d’oro. Un abito che cambiava di continuo il materiale che lo componeva, ora era pieno di pagine di giornale, poi di schermi di telefonini, immagini televisive e così via.
La bambina chiese: “ Chi sei?” Ed ella rispose: “Mi chiamo Illusione, dimmi cara, ti sei perso? Perché non resti con me? Abito in quel grande castello di specchi”.
“No, ti ringrazio - rispose Libertà- sto cercando il Signor Buon Umore, lo hai forse visto?” “Certo, si è trattenuto qualche notte nella mia casa di cristallo- disse la Fata”.
“Ma come? rispose Libertà- “ Non abitavi in un Castello?” “Io posso abitare dove voglio e posso dire tutto quello che mi pare”- rispose infastidita la Fata- avanti, vieni con me”.
Libertà era veramente nei pasticci poiché si era resa conto di essere in trappola di quella strana creatura che voleva addirittura trattenerla con delle catene d’oro, quando all’improvviso si sentì tuonare dall’alto una voce, si trattava del Mago Verità: “Lascia stare la ragazza, brutta Megera, oppure, sarò costretto a levarti tutti i poteri!” Illusione si spaventò e senza dare risposta, scomparve, lasciando cadere a terra uno specchio.
“Mia cara ragazza, disse il mago, il Signor Buon Umore è stato tratto in Inganno dalla Paura e dalla Noia che lo hanno rinchiuso in un nero e profondissimo pozzo che si trova nel profondo del tuo cuore e di cui solo tu conosci la strada per raggiungerlo”. Detto questo diede spazio al silenzio e tacque. “Mi scusi, - disse Libertà- come posso fare a trovare la strada del mio cuore? Ehi?! Mi sente?!”
Ma tutto intorno si avvertiva solo il ronzio di qualche ape indaffarata a succhiare nettare dai fiori del campo circostante.
Così, triste, Libertà, raccolse lo specchio della fata e lo mise in tasca senza pensarci. Si rimise a camminare, pensierosa, preoccupata e vagò per giorni alla ricerca del Signor Buon Umore, senza trovarlo da nessuna parte.
Accadde poi che, decisa a rientrare a casa per non destare ulteriori preoccupazioni alla sua famiglia, fu sorpresa da un violento temporale e fu costretta a ripararsi in una piccola casetta in un bosco.
Qui abitava uno splendido fanciullo, vestita di un rosso vivo come quello della luce del fuoco. “Ciao, ti sei persa? Entra pure e siediti alla mia tavola! Perché sei così triste?” , Disse il ragazzo che si chiamava Coraggio”. “Non riesco a trovare il Signor Buon Umore, il Sindaco del mio paese. Se non dovesse tornare tutti gli abitanti di Felicità non saranno più spensierati.
Il Mago Verità mi ha detto che solo io posso liberarlo poiché è prigioniero nel pozzo del mio cuore. Ma io, non ho proprio idea di come riuscirci.” Mentre diceva così, gli scivolò dalla tasca uno specchio.
Coraggio lo raccolse e disse: “Ne sei proprio sicura? Guarda tu stessa”.
Libertà prese lo specchio e vi scrutò dentro, si soffermò a guardare i suoi occhi e subito si accorse di quanto fossero profondi. Poi, vide un’ombra e … Eccolo! Il Signor Buon Umore era prigioniero nel suo cuore! Appena si rese conto di ciò, lo specchio magico lo liberò e divenne un portale che trasportò il Signor Buon Umore proprio accanto a loro. “Grazie miei cari amici, insieme mi avete salvato.
Ora torniamo a Felicità, Paura e Noia devono essere scacciate e tu Coraggio, non puoi vivere qui tutto solo! Vieni con noi!”
Tornarono così Buon Umore, Libertà e Coraggio e soprattutto la serenità in città. Paura e Noia vennero bandite e con il tempo Libertà e Coraggio divennero amici inseparabili. Tornarono spesso nel luogo del cuore ma al posto del pozzo costruirono una fonte che chiamarono “Consapevolezza”.
Quando perdete il Buon Umore, ricordatevi che siete gli unici capaci di ritrovarlo e di difenderlo da Paura e Noia , basta solo un po' di Coraggio.

PUBBLICATO 22/09/2021 | © Riproduzione Riservata





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