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La stagione che non fa ritorno

Foto © Acri In Rete
Padre Leonardo Petrone
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La stagione della giovinezza scorre veloce, e quando appaiono le rughe sul bel volto, la si rimpiange, è passata ai ricordi .Anche per gli antichi Greci Giovinezza era tempo drammatico.
La mitologia tramanda di Titone, giovane aitante e perdutamente innamorato della dea Aurora. Lei è immortale, Titone è mortale.
Per potersi unire ad Aurora,chiede al Grande Giove l’immortalità, dimenticando di chiedere eterna giovinezza.
Il dono ricevuto (immortalità) diventa condanna, lo imprigiona in eterna vecchiaia.
Agli dei non bisogna domandare immortalità, meglio domandare eterna giovinezza.
Ancora oggi Titone combatte con i moccoli al naso, la bella Aurora, al mattino, parte sulla sua dorata quadriga e con le mani colorate di rosa accende il nuovo giorno. (vedi Guido Reni).
Molti e moltissime tentano di fermare il tempo che corrode ricorrendo a pesanti maquillage.
Veronica Cibo era bella e riteneva, andare al gabinetto, funzione indegna della sua bellezza.
Quando si scoprì le rughe ruppe lo specchio e versò copiose lacrime.
Giovinezza è tempo breve e fragile, solo lo spirito rimane giovane. Corpo e spirito sono in meravigliosa simbiosi, ma il corpo si consuma, lo spirito resta.
Quindi ci sono vecchi che appaiono giovani, giovani che appaiono vecchi. In loro lo spirito è spento. La vera giovinezza è un’età della vita, è un torrente impetuoso che spinge a cercare dove ancorare la propria vita: alla roccia friabile oppure alla roccia granitica? Solo scoprendo la giusta roccia si rimane giovani. Il lifting sulla pelle non procura giovinezza duratura. E’ il vero amore che fa perdurare giovinezza dal mattino alla sera della vita.
Veramente bisogna cercare ciò che è stabile, cercare con l’energia irrepetibile della giovane età.
La novità è forza, la noia è debolezza. Un giovane annoiato non vive la sua giovinezza.
La bella festa può continuare, ma la noia uccide la partecipazione. Il poeta francese Baudelaire era maestro della noia: ribelle, vizioso, sempre a corto di denaro.
Odiava la madre ed il patrigno, morì a causa dei vizi forse nella chiesa di Namur.
La sua famosa opera “Les Fleurs du mal” sono inno all’Inferno e alla bella vita. E’ profetica una sua espressione: “In mezzo ai mostri che guaiscono. urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n’è più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra in rovina…è la noia”. Cos’è la noia?
E’ stanchezza morale prodotta dall’inerzia fisica e mentale; gl’interessi sono scomparsi, monotonia resta in poltrona. La noia è nemica mortale della giovinezza, è una desolante situazione del cuore.
Praticamente non fa vivere la vita al meglio. Alla vita viene a mancare una cosa, anzi due: emozione forte e capacità di meravigliarsi, praticamente il nuovo.
Ora il nuovo non è quello del mercato da comprare, ma quello che parte da sé, dalla persona e si comunica.
E’ generato dallo spirito, è frutto dello spirito. Il vero amore è valido per tutta la vita, è per sempre nuovo.
Scovare sempre il meraviglioso che si nasconde nel mondo spirituale e materiale in cui si è immersi e si respira.
C’è un grido nel cuore: per che cosa devo vivere? Cosa manca per essere felice? E’ ancora possibile trovare amore, bellezza, verità? Esiste veramente qualcuno capace di rendere piena la vita a qualunque età?
Chi è il vero “nuovo” che scuote e fa nascere meraviglia?
E’ Colui che afferma ogni giorno in maniera perenne e cristallina: ”Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Ap.21,5).
Solo appropriandosi della propria giovinezza si gode il nuovo di ogni giorno.
Il datore del nuovo è Colui che solo rimane eternamente giovane: il tuo Dio.

PUBBLICATO 22/11/2021 | © Riproduzione Riservata



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