Il "deserto spirituale" annienta la felicità
Alberto De Luca
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L’apatia per la spiritualità è il cancro della vita. Molte persone credono che la spiritualità non serve a nulla. In questa condizione, il male prende il sopravvento sul bene. La vita inizia a perdere la sua intensità in un turbinio di eventi che collassano uno sull’altro. La distrazione dallo “Spirito” provoca uno sconvolgimento dell’esistenza umana che allontana tutti dalla vera sostanza dell’essere. La piaga del “deserto spirituale” si allarga ogni giorno di più e nella totale indifferenza di chi la subisce in maniera incondizionata. Ognuno è preso dal proprio fare quotidiano che rende vulnerabili nella confusione generale dei tempi moderni. La vita si dispiega nella direzione opposta allo “Spirito” divenendo quasi calcolatrice dell’esistenza umana. Un mondo “perverso” in cui i valori sono puntualmente rovesciati o cancellati da altre forme liquide che si propongono come alternative sociali e culturali. Un “cancro mortale” che ammala e distrugge senza badare alle sue vittime che continuano a separarsi dalla spiritualità anche per colpa di chi è contrario all’educazione cristiana. Eppure, si nasce già pieni di “Spirito”. Alla nascita, i bambini strillano e stringono forte i pugni come per difendere tutta la loro innocenza contro i pericoli del nuovo mondo che li attendente. L’azione dello “Spirito” è già dentro la vita che nasce e poi si manifesta attraverso il carattere spirituale di ognuno che si trasforma in “Santo Spirito” nel primo sacramento cristiano. Tuttavia, assorbendo tanti stimoli dalla vita quotidiana, si finisce col perdere il contatto con la vera essenza dell’essere, e ciò trasforma l’esistenza di ognuno in qualcosa di frammentario che distoglie dalla vera sostanza della vita, causando l’amnesia spirituale che non fa ricordare alle persone da dove vengono e men che meno verso cosa stanno andando. In questa particolare confusione, recuperare la spiritualità può orientare verso un’esistenza nuova non più fatta d’insicurezze, ma di libertà e gioia. Dunque, la tentazione di dimenticare la “Spiritualità” e il ruolo dello “Spirito” è il male del mondo. Nel “deserto spirituale” ci si sente sconfitti perché si depone l’arma dello “Spirito” nel quale c’è la voglia di vivere senza nessun timore. Quando i sogni sono partoriti dall’amore e non dalle stanze dell’odio, l’esistenza riprende a richiudere i pugni per tenere stretta in mano la vita che altrimenti muore. Per questo, ogni tentativo di annientare lo “Spirito” o produrne un surrogato a imitazione di quello umano, procede nella direzione contraria alla vita. Perciò, c’è bisogno di uscire dal “deserto spirituale” per ritornare alla vera felicità della vita che consiste nell’amare e nel sentirsi amati. Ognuno può tornare indietro sui propri passi a cercare quell’isola che per mano degli stolti non c’è più. Certi uomini saggi lo hanno già fatto seguendo la grande stella che indica il cammino.
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PUBBLICATO 15/12/2021 | © Riproduzione Riservata

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