Le origini antropologiche della religione
Gaia Bafaro
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Fin dall’alba dei tempi l’uomo ha sempre saputo di essere la manifestazione di un progetto divino, un figlio di qualche divinità crudele ma nello stesso tempo giusta, capace di governare sul destino del mondo e di tutti gli esseri viventi. Una teoria, tra le più conosciute,vuole che le origini degli Dei siano dovute all’osservazione dei fenomeni atmosferici da parte dei primi popoli e dalla consapevolezza dell’importanza di tutti gli elementi presenti in natura, indispensabili alla sopravvivenza. Oggi però, ci addentreremo in questa tematica attraverso delle prospettive più antropologiche e archeologiche, analizzando in particolare tre ipotesi sulle origini della religione. Inizieremo citando lo studioso ottocentesco Mister Grant Allen che nella sua opera “Evoluzione dell’Idea di Dio” ci spiega che l’uomo ha dato vita ad un vero e proprio processo di “fabbricazione degli Dei”ricavandoli dal culto dei morti, alcuni deceduti per vie naturali, altri uccisi con l’intendo di divinizzarli. Soprattutto a riguardo di questo aspetto, le prime tribù erano solite stimare che potesse essere vantaggioso inviare nel mondo degli spiriti una persona tra le più rappresentative della società, in modo che potesse, conoscendo i problemi attuali del suo popolo e le immediate necessità, intercedere tra la sua comunità ed il mondo del divino e lottare per la risoluzione di ogni difficoltà. Le “vittime” della divinizzazione erano consapevoli della loro sorte e in cambio della loro vita spezzata ricevevano ogni sorta di rispetto, vantaggio ed onore. Poi, in un tempo stabilito, colui che era già un Dio in terra, per accelerare il percorso della sua divinizzazione si suicidava o veniva ucciso dai suoi concittadini. Lo studioso Frazer, invece, nei testi : “Il Ramo d’Oro” e “Storia della Regalità”, fornisce un’altra tesi a riguardo dell’origine del divino, portando come esempio il sistema del bosco di Nemi ad Ariccia che però si ripeteva in più società o tribù. In questa foresta, vi era un santuario sorto intorno ad un immenso albero sorvegliato da una figura con una spada sguainata che continuava a scrutare intorno a sé. Si trattava di un sacerdote, un Re o di un mago consapevole del fatto che colui che desiderava succedergli, prima avrebbe dovuto ucciderlo. Queste erano le regole del bosco sacro e il sacerdote viveva in vigile attesa di colui che sarebbe riuscito a spodestarlo. Intanto, il Re/ Mago/ Sacerdote, aveva il compito di mantenere in equilibrio la natura e garantire prosperità agli altri uomini attraverso operazioni di magia simpatica e, per questo motivo, veniva considerato divinità in terra ed era omaggiato con doni. Si era persino arrivati ad emanare dei decreti che tutelassero il sacerdote del bosco poiché se fosse vissuto soddisfatto e in salute, la terra ne avrebbe tratto profitto rivestendosi di rigoglioso verde e di abbondanti frutti. A tal proposito Frazer, sottolinea l’importanza di uccidere questi Re in gioventù prima che vecchiaia e malattia ne intaccassero i corpi mortali e il loro malessere si riversasse sulla società. L’ultima teoria che affronteremo in questo breve articolo è quella del Professor Carter nel testo “Religion of Numa”, in cui sostiene che le prime genti che si stanziarono sul Palatino , credevano che ogni cosa fosse animata da particolari spiriti chiamato “Numina”, delle forze così sottili ed indefinite da non possedere né nome né sesso. Benché indefiniti, i Numina degli oggetti più importanti, sotto probabile influenza Greca, finirono per l’acquisire delle identificazioni : I Mani (spiriti degli Antenati); Giove (forse sviluppatosi da qualche re?); Giano (divinità della soglia); Vesta (divinità del focolare domestico) e persino dei generi, come sottolinea Sant’Agostino quando spiega che i Numina erano maschili se pertinenti agli uomini e femminili se pertinenti alle donne ( “Sed cum et mare set feminae habeant pecuniam, cur non et Pecunia et Pecunius appellatus sit , sicut Rumina et Ruminus, ipsi viderint”. Quindi, Vesta non poteva che essere donna visto che proteggeva il focolare domestico e Giano, doveva essere uomo poiché vegliava sugli ingressi. Da queste attribuzioni di scintille divine ad ogni cosa si originò la religione. Importante è tener presente che il concetto di divinità o di Dio, non può essere scisso dall’umanità poiché la religione è da sempre una chiave di lettura di ciò che ci circonda oltre che una risposta ai misteri della vita e della morte. Nel corso dei secoli e nelle varie culture, la religione ha cambiato forma, divinità, approcci ma resta comunque il fulcro dell’animo dell’uomo.
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PUBBLICATO 13/01/2022 | © Riproduzione Riservata

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