Polvere sulla speranza
Padre Leonardo Petrone
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Santa Teresina di Lisieux, già vicina alla prematura morte (24 anni), così pregò: “Signore, non sono nel sotterraneo dove non splende la tua luce, fammi stare insieme a coloro che non credono in Te, mangiando allo stesso tavolo lo stesso pane insieme, forse verranno a Te”. Gli fa eco Simone Weil: “la gioia più bella è servire senza farlo sapere”. Il sorriso è la terapia più efficace in questi tristi tempi: proliferano focolari di guerre e fanno sentire la voce delle armi, l’annoso “corona virus 19” non ascolta lamentele e silenziosamente continua a mietere vittime, serpeggiando su tutto il pianeta Terra. Il coraggio è volato lontano, la paura è padrona del campo, i superstiti si muovono senza sorriso, il colore della felicità totalmente sbiadito. Viviamo in clima senza sorrisi e segnali di lutto alle finestre, mascelle grintose, musi duri, facce coperte per strada. Siamo un popolo povero di letizia. Un giornalista ha rivelato: ”L’Italia è la nazione più triste d’Europa, il 70% degli Italiani è infetto di scontentezza”. Parlare è privilegio prettamente umano; nel parlare entrano in funzione lingua, testa e cuore, praticamente tutto il corpo. Nel sorriso si muovono due nervi che rendono il volto luminoso. Il volto luminoso non si mostra più, la mascherina lo copre, meglio non sorridere anche se non si mostra. La bella affermazione di Teresa Calcutta “comunichiamo col sorriso, il sorriso apre la via all’amore”, è nascosta tra le ortiche. Caroline Miller rivela: “quand’ero piccola mi dissero che il broncio mette in moto 13 muscoli, il sorriso muove solo due muscoli, c’è risparmio di energia; più tardi mi sono resa conto che sorridere è importante. Muovete la bocca per sorridere, anche se non siete felice, lo sarete presto perché i due muscoli contratti forzano il flusso sanguigno che irrora il cervello di endorfina, l’ormone dell’ottimismo e del benessere”. Il frettoloso “Amen”, in maniera gentile esorta “parla meno e sorridi di più”. La situazione attuale non apre il cancello della felicità che inonda il cuore, soffoca come gli occhiali neri che non mostrano i colori dei fiori. Facciamo giardino dentro di noi e apriamo quel cancello. Siamo semi , dobbiamo diventare fiori che sbocciano e diffondono fragranza. Rimanere semi vuol dire non aprire la porta a Primavera, restare biada per l’asino. Un bel cestino di speranza ce lo offre un martire del Nazismo: Dietrich Bonhaeffer: “dove l’uomo dice “Perduto”, Dio corregge “Trovato”; dove l’uomo dice “Morto”, Dio rettifica “Tornato in vita”; dove l’uomo dice “Finito”, Dio promette “Nuovo inizio”. Questo avviene quando la Speranza, racchiusa nel verbo morire, rinasce a nuova vita. La capacità di nuovo inizio è attività umana, si riparte recuperando tra le macerie. Ha ragione Cesare Pavese: “L’unica cosa bella di questo mondo è “cominciare”. E’ bello vivere perché è continuo cominciare, quando manca questo senso si ha voglia di morire”. Gli fa eco David Maria Turoldo: “Siate nuovi come la luce all’alba, come sole all’orizzonte, come gocce di rugiada, come la bella ragazza sbocciata alla vita, come Primavera”. Cominciare significa alzare le vele al mattino e partire verso una Terra non malata. Fai lacrimare gli occhi ma guarda oltre. Il nuovo nasce sempre dal dolore, ma dopo il dolore canto nuovo, esultanza, danza. Quando tutto sembra finito, Speranza apre il cancello al Tutto Nuovo; Metti nel tuo paniere fragilità e coraggio e torna a vivere. La più grande paura collettiva si ebbe il 1000. Tutti erano convinti “Domani è la fine del Mondo”. Passarono la notte della vigilia nelle Chiese e nei Santuari pregando e battendosi il petto. La mattina del 1000 sorse un caldo sole e tutti, con grande gioia nel cuore, corsero a casa “a stampare”, come ricordo, un figlio o una figlia, furono più intelligenti dei nati in precedenza. Pronti tutti: un bel sorriso globale, endorfina inizia il suo cammino, la Speranza non ha più polvere, non è molto lontana, possiamo raggiungerla. P. Petrone Leonardo
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PUBBLICATO 23/01/2022 | © Riproduzione Riservata

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