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Nel ricordo di una grande donna, di una grande calabrese

Foto © Acri In Rete
Giovanni Milella Gentile
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Se Angela Aurora Luzzi fosse rimasta a Milano mi illudo di pensare che una creatura dolce, delicata, combattiva, determinata, eclettica e geniale come lei forse si sarebbe salvata dal nemico feroce, spietato, che senza darle tregua la divoró ma senza mai toglierle il sorriso e la dignità.
Il cancro alla fine vinse ma non è riuscito a cancellare il ricordo e le opere in vita di una grande narratrice, sempre al servizio degli umili e degli indifesi. È così che voglio ricordarla da pugliese che non ebbe mai la fortuna di conoscerla personalmente ma solo attraverso i suoi libri, le sue delicate parole, le sue incantevoli narrazioni.
Quando mi capita di pensare ad Aurora, e negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso, accosto la vita ed il suo martirio finale alla vita del personaggio cinematografico David Gale.
Nel film omonimo "The Life of David Gale" questo eclettico e geniale professore universitario che è contro l'orrore della pena di morte si lascia condannare a morte per stupro e omicidio pur essendo innocente, fabbricando le prove della sua colpevolezza che solo a sentenza eseguita saranno rivelate da un filmato come false e fabbricate.
Davide Gale voleva dimostrare la fallacia della pena di morte e lo fece procurandosi la morte.
La vita di Aurora, nel suo finale, mi sembra molto simile, ancorché reale, alla vita di Davide Gale.
A Milano, forse, grazie ad una sanità che funziona ancora, si sarebbe salvata, ma Aurora decise di non essere una privilegiata e di affidarsi alla sanità che nel sud del Paese sappiamo come sia inadeguata e deficitaria.
Con la sua morte ha probabilmente denunciato quanto il mezzogiorno di Italia sia bisognoso del rispetto dei diritti fondamentali di un cittadino, come il diritto alla salute, ad una vita dignitosa, ad un lavoro che esalti le qualità umane della persona.
Aurora è stata per me una eroina che ha impersonato le migliori virtù dei popoli della difficile terra di Calabria, in cui Aurora decise con orgoglio e profondo amore di ritornarvi per dare il suo contributo di idee, di civismo e di progresso culturale.
Per quanto fin qui scritto, da pugliese e profondo conoscitore dell'immensa opera letteraria di questa grande donna, credo che la città di Acri debba consegnare il ricordo di questa bellissima creatura ai posteri, e nel modo più duraturo e simbolico.
Credo che non ci sia nulla di più bello e adeguato che intitolargli il luogo elettivo per antonomasia per non farla dimenticare, soprattutto ai più giovani.
Questo luogo elettivo è la scuola, una qualsiasi scuola dove per sempre riecheggeranno la sua dolce tenerezza narrativa e quella delicatezza della visione della vita che la condusse a considerare la vita e la felicità un esile filo di seta.

PUBBLICATO 26/10/2022 | © Riproduzione Riservata



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