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Nel nuovo anno si continuerà a tollerare tutto questo?

Foto © Acri In Rete
Vincenzo Rizzuto
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Qualche settimana fa, alla fine del terribile anno ’22, ho appreso con stizza e rabbia incontenibile che una giovane donna, non avendo potuto partorire nell’ospedale cittadino da tempo reso inadeguato, in preda alle doglie si è avventurata alla volta di Cosenza, ma lungo la strada è stata costretta a dare alla luce il figlio nell’abitacolo della vettura con la sola assistenza del marito; quest’ultimo, pure in preda al panico, si faceva coraggio e faceva partorire la moglie, guidato a distanza da un medico attraverso il cellulare all’orecchio!
Un fatto inaudito, questo, che ci presenta una comunità e un paese, Acri, di oltre ventimila anime, rinculato all’indietro di oltre 100 anni!
Sì, proprio così, perché si deve sapere che nel lontano 1925 nella stessa Acri, per iniziativa del sacerdote Francesco Maria Greco e suor Maria Teresa De Vincenti, veniva aperto l’ospedaletto ‘Charitas’ con due sanitari, il dott. Pompilio Rodotà chirurgo e il dott. Marullo clinico. In quel piccolo presidio poveri e ricchi, di Acri e dei paesi vicini, trovavano assistenza medica gratuita.
Oggi invece le donne sono costrette a partorire lungo le strade, come succede negli sperduti villaggi africani,  perché l’assistenza sanitaria pubblica è disattivata; nell’ospedale cittadino infatti sono presenti addirittura attrezzature come Tac e Risonanza magnetica, costate un occhio alla collettività e lasciate inspiegabilmente inutilizzate, e si costringe così la gente a sborsare fior di quattrini, quando si hanno, presso le strutture private, oppure ad attendere anni presso gli ospedali pubblici.
Di fronte a tale sfascio, a tali affronti alla dignità della persona, nessuno si muove, nessuno scende per le strade ad urlare, ad abbaiare; eppure, insieme alla mancanza di adeguata assistenza sanitaria, la stessa collettività e territorio è stato privato di tanti altri servizi indispensabili al vivere civile: sono stati chiusi il tribunale, la guardia di finanza, gli uffici Inps, l’Agenzia delle entrate, e per ultimo anche la Biblioteca comunale, voluta e aperta negli anni Cinquanta dal senatore Francesco Spezzano.
Di tutto questo arretramento della vita associata nessuno si è accorto: una specie di silenzio-assenso si è diffuso nelle coscienze ed ha finito per addormentare finanche la politica: dormono tutti; la pace sociale regna, per fortuna, sovrana!
Il paese non ha bisogno di nulla, è felice e sta bene, se è vero come è vero che può fare a meno anche dei più elementari servizi sociali! Da qui il mio orgoglio di essere nato in questo Eden, in cui è ritornato sovrano il silenzio, la felicità del qualunquismo più dilagante del ‘Queta non movere’.

PUBBLICATO 29/12/2022 | © Riproduzione Riservata



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