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Capalbo: “non devo dare conto al consiglio comunale della mia vicenda.”

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Redazione
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Il consiglio comunale di oggi doveva trattare il nuovo regolamento sugli immobili comunali ma inevitabilmente gran parte della discussione è stata dedicata alla vicenda giudiziaria in cui è coinvolto il sindaco Capalbo (corruzione elettorale, ndr). E’ stato il consigliere comunale Feraudo a richiamare, seppure brevemente, la questione quindi l’intervento del primo cittadino che ha chiesto all’assise di discuterne. Il presidente del consiglio, Bruno, ha messo ai voti la proposta di Capalbo che ha avuto la maggioranza. Dice Capalbo: “la vicenda è coperta da segreto istruttorio pertanto non posso darne conto, per giunta in un luogo inadatto.” E aggiunge: “la questione mi riguarda non come sindaco bensì come collaboratore dell’ex consigliere regionale Aieta. Si tratta di ipotesi di reato, il procedimento è in corso e se dovessi subire un processo mi difenderò per dimostrare la mia innocenza.” Qualche giorno fa Capalbo aveva scritto un post sulla sua pagina facebook in cui si legge tra l’altro: “per fortuna viviamo in un Paese in cui vige lo stato di diritto, presunzione di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio. Un avviso di garanzia, una richiesta di misura cautelare peraltro rigettata, per come si legge e leggo dalla stampa, un eventuale rinvio a giudizio non determina alcuna responsabilità penale, che dovrà essere accertata con una sentenza definitiva emessa da un giudice terzo.” Per Feraudo “il sindaco ha il dovere di spiegare ai cittadini/elettori la sua posizione proprio perché scaturita dal ruolo di sindaco procacciatore di voti per Aieta in cambio di un incarico nella propria struttura.” E’ intervenuto anche l’assessore Maiorano che ha accusato alcuni consiglieri comunali di fare sciacallaggio e di mettere alla gogna Capalbo e i suoi familiari invitando tutti all’equilibrio ed a fare politica piuttosto che giudicare.” Quindi Cofone Angelo: “si tratta di una situazione imbarazzante e grave venuta alla luce grazie alla Procura di Paola e ad alcuni media importanti, in qualità di consiglieri comunali di opposizione abbiamo il diritto di chiedere chiarezza.” Infine una riflessione: comprendiamo l’atteggiamento di quei consiglieri, assessori e cittadini (ultrà in quanto sul libro paga dell’amministrazione comunale) ma è davvero sconcertante che si accusi Acri in rete (e di conseguenza altri media tra cui il Tgr Calabria) di fare disinformazione e linciaggio. Si tratta di ignoranza. Acri in rete non ha fatto, e non farà altro, che riportare comunicati stampa diffusi da organi competenti e articoli di media accreditati e qualificati su una vicenda che non riguarda un semplice cittadino ma IL PRIMO CITTADINO. Anche in questo caso siamo stati cronisti attenti e scrupolosi e non giudici ed opinionisti al fine di fornire una informazione equilibrata corretta.

PUBBLICATO 18/01/2023 | © Riproduzione Riservata



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