AMBIENTE E TERRITORIO Letto 3739  |    Stampa articolo

Dissesti, incuria, abusi

Foto © Acri In Rete
Roberto Saporito
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Da Policaretto a Foresta, da Sorbo a San Lorenzo, il territorio del comune di Acri (200 kmq), quando piove non viene risparmiato. Del resto, fa parte di quella regione che già agli inizi del ‘900 Giustino Fortunato la definiva “sfasciume pendulo sul mare”, ne “La questione meridionale.”
Gli effetti sono visibili; frane di crollo, colate di fango, collassamento di carreggiate, disagi.
Le foto allegate a questo scritto si riferiscono alla contrada Gioia.
Da due settimane circa duecento persone, tra cui molti anziani, sono costrette a percorsi tortuosi per raggiungere il centro abitato per via di uno smottamento (ca. 30 mt) che ha inghiottito una parte della sede stradale (ca. 15 mt), a pochi metri dalle abitazioni. Non vogliamo immaginare in caso di soccorso cosa può succedere.
Per porre rimedio a questo ennesimo dissesto, ci vorrà tempo e soprattutto ci vorranno molti euro.
CAUSE. Le cause sono le stesse che hanno provocato altre frane/colate.
Dalle foto si evince benissimo che le cunette/scoli/canali non sono affatto puliti. Erba e fusti vi sostano sicchè l’acqua piovana è costretta a trovare altre vie preferenziali. In questo caso ha trovato le fessure nell’asfalto (anche esse ben visibili nelle foto).
L’acqua penetra nel terreno, per lo più delle volte rimaneggiato e saturo, e si innesca la frana/colata.
Se fossi, canali e cunette non saranno pulite e monitorate costantemente e se non sarà messa in atto una buona regimentazione delle acque piovane, queste situazioni saranno destinate ad aumentare.
L’incuria, quindi, è una delle principali cause di questi eventi. L’argomento ci riporta indietro negli anni, al luglio 2013, quando (sindaco Tenuta), la regione (presidente Scopelliti), decide di privare il comune di Acri degli operai specializzati idraulico/forestali Afor dirottati in Sila perché il comune stesso non aveva provveduto a pagare le spettanze dovute alla regione per gli ani 2011 e 2012.
Solo nel maggio 2015, quindi dopo ben due anni, la regione (presidente Oliverio), decide di ristabilire la convenzione e far ritornare gli operai a lavorare per il comune che, lo ricordiamo, è uno dei più grandi della provincia.
ABUSI. Da non sottovalutare questo aspetto: anche sul territorio acrese sono presenti manufatti, piccoli e grandi, risalenti a molti anni fa, realizzati abusivamente, alcuni condonati altri no, ovvero senza studi preliminari e autorizzazioni.
Attività antropiche e interventi dubbiosi a volte inammissibili come disboscamento e scavi hanno alterato e modificato il territorio, soprattutto i versanti, facendogli perdere le condizioni di stabilità.
Sei ai fattori predisponenti (geologia, morfologia e idrogeologia), si uniscono i fattori determinati/antropici e la negligenza degli organi preposti le conseguenze non possono che essere gravi e gli enti saranno costretti a rincorrere l’emergenza.

PUBBLICATO 15/05/2023 | © Riproduzione Riservata



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