Pubblicato l’epistolario di Vincenzo Padula di Maria Gabriela Chiodo. Mercoledì la presentazione
Gennaro De Cicco
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“La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono del caso”. È questa significativa citazione di G. Calvino (1509 – 1564), che fa da apertura all’inestimabile e poderoso volume della prof.ssa Maria Gabriela Chiodo, dedicato all’Epistolario di Vincenzo Padula - Un corpus dispersivo e frammentario – Inediti e altro (1815-1907) – recentemente pubblicato per i tipi della Rubbettino Editore, sotto gli auspici della Fondazione Vincenzo Padula di Acri. Il volume diviso in due Tomi, contiene l’intera raccolta della Corrispondenza di Vincenzo Padula (Acri, 1819 – 1893), autore poliedrico, tra gli scrittori più interessanti dell’Ottocento italiano, per un totale di 552 lettere, in gran parte inedite, depositate presso la Fondazione Padula di Acri. Il Fondo documentario, oltre a quelli di famiglia, comprende gli scambi epistolari con interlocutori di rilievo, dal Sindaco – senatore Vincenzo Spezzano - ai ministri Cesare Correnti, Silvio Spaventa e Francesco De Sanctis, e gli apprezzamenti di Benedetto Croce. In sintesi, nel libro è confluito il lavoro di trascrizione e di apparato critico per ciascun raggruppamento delle lettere originali, ma anche delle copie, comprese nel fondo “Lettere” di quell’apposita sezione intitolata a Carlo Maria Padula junior. Già nella sua introduzione, dal titolo “Padula, l’uomo e il personaggio”, Maria Gabriela Chiodo avvisa i lettori che “se si assume l’immergersi nelle pieghe finora nascoste dell’Epistolario di Padula come una irriverente osservazione delle sue ordinarie azioni e abitudini, dei suoi sfoghi inconsulti e delle sue scelte più o meno discutibili, si potrebbe giungere a deformare non solo l’autore e la sua personalità, ma anche il valore dell’opera, interpretandola alla luce del pettegolezzo o del banale moralismo”. E aggiunge che “se, invece, si entra nel mondo, nella vita e nel lessico familiare dell’uomo Padula – sine ira et studio – ci si dispone a percorrere la varietà delle sue opere e comprendere l’importanza con i soli strumenti idonei: quelli della critica letteraria e storica, arricchita dagli apporti delle scienze sociali”.
Premesso ciò, l’autrice precisa che “intorno allo studio dell’ opera, si è creato e sedimentato un processo identitario, per il quale il Padula è diventato il mito fondativo dell’orgoglio di appartenenza dell’intera comunità acrese e che l’esplorazione del suo Epistolario non ne intacca la sostanza”. Il volume, nella parte introduttiva, contiene una premessa, denominata: “Inediti e altro (1815 – 1897)”, dove spiega come alle 363 lettere del nucleo originario si sono aggiunti, fino a un totale di 552, esemplari in copia, provenienti da altri archivi, usciti su riviste e giornali difficili da reperire. La stragrande quantità di note a piè di pagina, raccoglie i dati sparsi nei diversi ambiti colloquiali, a cui gli studiosi possono attingere per allargare o promuovere ricerche sulla vita quotidiana e sulle dinamiche socio culturali. La prof.ssa Chiodo, tuttavia, chiarisce “che la provvisorietà della sistemazione archivistica, condizionata dalle classificazioni poco accurate degli eredi aggiunte alla originaria suddivisione per Annate, ha costituito un ostacolo di non poco conto, volendo mantenere la successione cronologica, come struttura portante ordinata e sistematica”. Precisa, inoltre, che l’esatta quantificazione del Corpus della corrispondenza personale di Vincenzo Padula, come in parte oggi si presenta, potrà diventare definitiva solo dopo la realizzazione di una organica sistemazione archivistica. La seconda parte del libro, comprende il vasto “Epistolario”, suddiviso in “Annate (1841 – 1897)”, lettere “Varie” datate a vari personaggi e lettere di “V. Padula ai familiari Senza Data”. Gli “Aggregati”, invece, comprendono anche il Carteggio fra Vincenzo Padula e Francesco De Sanctis (1861–1880), critico letterario, saggista e politico italiano, tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana nel XIX secolo e più volte ministro della Pubblica Istruzione. L’interessante produzione editoriale si conclude con “Corrispondenza – Lettere di C.A. Traversi – C. Ferrigni a V. Padula (Marzo – Maggio 1878)”, “interessante documentazione – afferma la prof.ssa Chiodo - dell’attività parallela di Padula di scrivere a pagamento opere firmate dai committenti. Attività iniziata in gioventù per assicurare le spese delle prime pubblicazioni e per il mantenimento dei fratelli all’Università”. Il prezioso lavoro della prof.ssa Maria Gabriela Chiodo, diventerà patrimonio della comunità acrese e sarà sicuramente indispensabile a tutti coloro che si accingeranno a studiare ed analizzare la personalità del noto scrittore acrese. Già Dirigente scolastico presso IIS ITAS - ITC di Rossano, la prof.ssa Chiodo ha conseguito la laurea e la specializzazione in Archivistica con studi sulle Cooperative, sul fascismo e un documentario RAI su F. Gullo e i contadini. Ha pubblicato “Intellettuali in Provincia”; “Varietà e variazioni sul tema della donna nell’opera di V. Padula”; interventi per Convegni (Istituto Cervi, ICSAIC, ICSR); saggi per grandi Opere (Storia del parlamento italiano e Storia del Mezzogiorno). La presentazione del volume Vincenzo Padula, Epistolario - Tomo 1 - Un corpus dispersivo e frammentario a cura di Maria Gabriela Chiodo, Rubbettino Editore, è prevista per mercoledì 8 Novembre, alle ore 17.00, presso il Palazzo Sanseverino - Falcone di Acri, con il seguente programma: Saluti di Mario Bonacci, Assessore alla Cultura Città di Acri; Giuseppe Lo Castro, Docente UniCal dialoga con Maria Gabriela Chiodo. Conduce Carlo Fanelli, Docente UniCal.
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PUBBLICATO 05/11/2023 | © Riproduzione Riservata

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