OPINIONE Letto 2546  |    Stampa articolo

Manifestare è un diritto, rispettare la legge un dovere

Foto © Acri In Rete
Joseph Veneziano
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Da che mondo e mondo tutti gli uomini hanno delle libertà e dei diritti, che sono ineluttabili, irrevocabili e SACROSANTI.
Voglio partire da una premessa, non sono nessuno per poter condannare o criticare chicchessia, so bene che bisogna rispettare chi veste un'uniforme e conosco bene la differenza tra diritti e doveri, ma mi permetto di dire che non bisogna per forza giustificare quegli atti che rientrano nell’eccesso e nell’abuso.
Uno dei diritti fondamentali della nostra costituzione, probabilmente il più importante, tratta della propria libertà di manifestare e di esprimere la propria opinione, questo principio getta le basi per la costruzione di un paese democratico.
A maggior ragione se si tenta di portare a discussione temi sociali che riguardano dei problemi che per nessuna ragione al mondo vanno evitati o sminuiti.
La legge ci insegna che nella necessità di contenimento di una folla le forze dell'ordine devono provvedere all'ordine pubblico anche con l'uso della forza, MA CHE QUESTA SIA PROPORZIONATA ALLA SITUAZIONE, CHE POTREBBE SCATURIRNE, E OVVIAMENTE ALL'ENTITà DELL'OFFESA. ART 53 C.P.
La polizia ovviamente può usare le armi in dotazione anche per legittima difesa, cioè per difendere sé o altri da un’offesa ingiusta, ma è comunque tenuta al rispetto della proporzionalità. Per fare un esempio grossolano, non può sparare un colpo letale a un manifestante urlante. L’uso dei mezzi di coazione deve comunque essere l’ultima risorsa per adempiere ai propri doveri, ma è concesso dalla legge nel rispetto di questi limiti.
L’utilizzo deve comunque assolvere alla finalità preposta e non certo presentare accanimento o violenza fine a sé stessa. Per esempio, con l’uso del manganello devono essere preferite le aree muscolari più importanti del corpo (come gambe e braccia), evitando le zone che potrebbero subire lesioni più gravi. In ogni caso, il ricorso a questi metodi è consentito soltanto se inevitabile per la sicurezza pubblica, e deve comunque essere limitato allo scioglimento dell’adunata (o all’arresto se necessario).
Gli alunni di quelle scuole, la maggior parte minorenni, avrebbero dovuto avere una tale violenza, una tale aggressività e una tale devozione ad armi bianche o da fuoco, da rendere necessario un contenimento forzato come quello di Pisa.
Ancora oggi dopo decenni di conflitti, la situazione in Palestina è molto fragile, le restrizioni israeliane e gli atti di guerra continuano a mietere vittime, migliaia di persone continuano a morire e altrettante migliaia sono in fuga verso un futuro quantomeno dignitoso.
Manifestare il proprio pensiero sulla faccenda e dimostrare un alto grado di empatia verso i propri simili, condannando gli atti di guerra e i vari genocidi è un diritto al quale nessuno dovrebbe opporsi.
Proviamo per un attimo a pensare ai nostri figli che un domani decidono di scioperare o manifestare per un proprio diritto o su un tema sociale, come abbiamo fatto tutti, e ad un certo punto si ritrovano caricati senza una reale giustificazione. Sarebbe paradossale rientrare in casa, con la convinzione di vivere in un paese che dovrebbe essere democratico e ritrovarsi la propria figlia o il proprio figlio aggrediti per aver urlato, espresso, rivendicato o richiesto un proprio diritto.
Si solidarietà alle forze dell'ordine ma a quelle che, indossando un'uniforme, si vestono di giustizia, onore e coraggio, difendendo uomini, donne, diritti e libertà ma ancor di più vicinanza a quei ragazzi che con passione portano avanti le proprie idee.
Siamo persone diverse con idee diverse. In quanto persone dobbiamo essere tutelate e difese ma nessuno può pensare di poter soffocare le nostre idee.
La violenza di qualsiasi natura va condannata, un paese civile non si costruisce con l'offesa ma con la condivisione ed il confronto, anche se questi vengono espressi con modi accesi.
Dalla storia si impara, o meglio, si dovrebbe! Purtroppo in pochi volgono lo sguardo al passato.
Nel 1919, la scrittrice Evelyn Beatrice Hall scriveva nelle lettere a Voltaire:
"Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire".
Dovremmo leggere attentamente questo assunto, ha un significato colmo della vera essenza umana.

PUBBLICATO 04/03/2024 | © Riproduzione Riservata



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