L’arte della tradizione: da nonna a nipote
Manuel Francesco Arena
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E’ un mattino uggioso di fine gennaio e l’acqua cade tintinnando sui vetri della macchina. Prima di tornare a casa mi fermo a salutare Pierpaolo.
Come sempre, nonostante per il lavoro che fa sia molto indaffarato, mi accoglie con il suo sorriso e l’affabilità che lo contraddistingue. La bottega è invasa da un profumo di cose buone che fa venire l’acquolina in bocca. “Ho appena sfornato i viscuatti, questo è per te” mi dice offrendomene uno caldo appena levato dal forno. E’ sempre generoso con i clienti e gli amici, proprio come lo è stato sua nonna Angelina prima di lui. Pure il sapore dei viscuatti (taralli) è rimasto invariato a quello di un tempo. Angelina con il suo panificio dopotutto è un’istituzione non solo nella frazione di Duglia, ma anche ad Acri e nei paesi vicini. Oggi a gestire l’antico forno aperto nel lontano 1968 c’è proprio Pierpaolo, il quale dalla nonna adesso meritatamente in pensione, ne ha ereditato la passione e l’arte. Sebbene siano passati ben cinquantasette anni di storia da quando la prima sfornata avvenne, Pierpaolo ha mantenuto immutata la portentosa ricetta. Gli ingredienti tuttavia mi dice che sono pochi ma semplici. Ciò che gli dà la friabilità ed il gusto caratteristico che li rende unici, mi spiega che non sono altro che l’olio d’oliva ed una perfetta cottura. Ma non solo taralli, altre eccellenze realizzate al forno a legna che meritano una menzione speciale sono i buccunotti. Anche per questi ultimi, dolce principe indiscusso della cucina calabrese ideale per la colazione o per un semplice spuntino, mi spiega Pierpaolo che la ricetta è rimasta quella di un tempo di nonna Angelina. Del buccunotto tuttavia ha deciso di realizzarne due varietà per soddisfare i diversi gusti: una è la tradizionale con il ripieno alla marmellata d’amarena mentre l’altra è la più innovativa alla Nutella che piace tanto ai più piccoli. Per un ragazzo di poco più di vent’anni come Pierpaolo Sposato, fare il panettiere non è un mestiere semplice. Vuol dire sveglia all’alba, poche serate per far tardi con gli amici e tanti altri sacrifici che in un tempo dove tutto sembra ci sia dato, in pochi alla sua età sarebbero disposti a fare. Eppure egli, ragazzo d’altri tempi il quale mi spiega che per il futuro non ha grandi desideri se non quello di poter costruirsi una famiglia, è contento del suo lavoro. Aver potuto continuare la tradizione dei nonni, rimanere nella terra d’origine ed il poter creare con le sue mani prodotti particolarmente apprezzati, lo riempie di gioia, soddisfazione ed orgoglio. Quando gli dico che avrei voluto raccontare la storia del suo forno, mi dice che gli avrebbe fatto tanto piacere la cosa. Intanto arriva un cliente, me ne vado lasciandolo al suo lavoro sgranocchiando il mio tarallo croccante ancora caldo. Sul muro dietro al bancone, una fotografia ritrae la signora Angelina qualche anno prima. Guardandola dietro la vetrina, torno indietro negli anni dell’infanzia: anni passati a rincorrere un pallone, anni trascorsi a stare con gli amici fino a tardi per le vie, anni in cui i social erano ancora fantasia. Sono passati più di due decenni e tante cose sono cambiate da allora. Ciò che è rimasto uguale come “ieri”, mi rendo conto sono i sapori di buono dei taralli e dei buccunotti, ma ancor di più i sorrisi di chi li produce ed in quel panificio di Duglia ti farà sentire sempre come uno di casa. Da nonna a nipote non solo l’eredità un lavoro, ma anche dell’entusiasmo. |
PUBBLICATO 01/02/2025 | © Riproduzione Riservata

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