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A vrodaglia

Foto © Acri In Rete
Angelo Bianco
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Oggi ero al negozio preferito di Pia, che non è Sephora, che non è Zara e che non è manco l’Ikea ma è “Tutto fido, discount per gli animali”.
Avevo la lista della spesa per il cane e per i gatti che nella classifica degli affetti di casa mia sono al terzo posto dopo, ovviamente, le bambine e, altrettanto ovviamente, la mamma, perché la mamma è sempre la mamma.
Io lotto per non retrocedere e, oggi, è una buona occasione per conquistare un po’ di punti, non posso fallirla.
Junior ha 17 anni ormai, non ci vede, non ci sente, non cammina più, è sempre a dormire e, solo quando è l’ora di cena, allora si solleva, lentissimamente, e comincia a pattinare fino ad arrivare alla ciotola e lì, esausto, si sdraia e mangia così.
Terminato il lauto pasto, perché l’appetito gli è rimasto tutto, rimane sdraiato fino a quando c’è l’ordine superiore “Angie, non lo vedi che non ce la fa a camminare, portalo sopra il suo tappetino, poverino” e io che ho bisogno,sempre di punti salvezza non discuto, eseguo ma tutte le volte che lo sollevo rischio il colpo della strega perché è bello grasso.
Junior è un grande anziano e, come è anche per la razza umana, anche lui è incontinente e il suo tappetino, molto spesso, è anche il suo bagno personale e oggi lo è stato e, infatti, “Angie c’è da comprare il tappetino per junior e mi raccomando bello morbido perché lui ha i dolori alle ossa e bello grande perché lui ha bisogno di spazio per sdraiarsi”.
Entro nel negozio, mi viene incontro la commessa e “ha bisogno, la posso aiutare?” e io, ignaro di quello che mi aspetta, la guardo “no grazie, ho solo da comprare un tappetino e due crocchette per i cani e per i gatti”
Lei, con un ghigno di cui non so cogliere il presagio malefico, “ok cominciamo dal tappetino, come lo vuole?” e io “in che senso?” e lei “piccolo, grande, rigido, morbido, con le molle, sfoderabile?” e mi porta davanti alla scaffale preposto, alto tre metri e largo parecchio di più, stracolmo di tappetini di tutti i sensi, do un occhio ai prezzi e comincio a pensare “ho sbagliato mestiere!”
Il cane di mio nonno, non ricordo il nome, manco la razza, bastardo come lo erano tutti, era bello grosso e dormiva fuori, sul cortile, dove aveva la sua cuccia che era morbida, rigida, piccola, grande, con le molle, senza, insomma, aveva un senso solo, era sempre la stessa.
Ambarabàcicìcocó, scelgo il tappetino tra quelli sotto i 20€, tanto durerà due, al massimo tre pipì.
“Ok, bene, adesso le crocchette, quali vuole?” leggo la nota “gastrointestinal, lui ha problemi di digestione” e lei, di nuovo “mini, grandi, è castrato, è allergico, è obeso?”
Gli scaffali si moltiplicano, ci sono crocchette di ogni gusto e coprono ogni malattia dall’alopecia all’impotenza coeundi e, anche, erigendi perché, oggi, I nostri cani sono tutti malati.
Il cane di mio nonno mangiava “a vrodaglia”, era il suo piatto unico.
Mia nonna, quando finivamo di pranzare, raccoglieva tutti gli avanzi, tutti, dall’antipasto all’ammazzacaffè, nessuno escluso, aggiungeva acqua e pane e ne faceva un mescolone, era “a vrodaglia” e il cane del nonno si leccava i baffi, lui è morto sazio e sano come un pesce.
Capitolo gatti, comincio a temere il peggio.
La nota recita “grain free, senza appetizzanti, monoproteico, completamentari ma completi e, ovviamente, Angie, delle migliori marche”.
Io respiro profondo e li ripeto senza sosta, uno dopo l’altro, rischiando la cianosi ma la commessa c’ha preso gusto “si ma che gusti?”
Adesso il ghigno mi è più chiaro, capisco che non ci potrà essere battaglia perché lei mi elenca tutta una serie di combinazioni di ingredienti, dai gamberetti, al salmone, pollo, kiwi, mandorle, che non le trovi manco da Cracco e senza manco denunciare il minimo deficit respiratorio.
Mi gioco il jolly, chiamo Pia ma questa volta la metto in viva voce, Dico ancora dispnoico: “scusa, la commessa mi chiede il gusto delle crocchette per i gatti” e lei sentenzia “tonnetto in brodo di cottura con melograni e zucca”.
La commessa tira un sospiro, la penso finalmente in affanno, in difficoltà, e invece è in estasi “adoro, è quello preferito del mio gatto” e io sono ormai deciso per il TSO ad entrambi ma non posso, sono messo male in classifica.
Passo alla cassa e il pensiero, adesso, è sicuro “ho sbagliato mestiere”, sto per uscire ma la commessa non molla l’osso “mi sono dimenticata di dirle che, forse, lei non sa che non deve lavare il tappetino con l’ammorbidente, altrimenti, tira fuori una sostanza” e mi dice anche il nome, che credo di averlo sentito all’esame di chimica ”che crea prurito al cane, semmai, abbiamo il prodotto per curarlo”.
Io la guardo e ho un sussulto d’orgoglio, lo devo alla memoria di mio nonno e del suo cane “lei lo sa cos’è a vrodaglia!” e lei con il solito ghigno “no” e io “è il cibo più buono per cani” e lei “se mi dice la marca, possiamo ordinarla” e io faccio scopa “lasci stare, è fuori produzione, è di un tempo antico” e lo è anche la ragione ma questo non l’ho detto, rischio di perdere la partita a tavolino e retrocedere.

PUBBLICATO 12/06/2025 | © Riproduzione Riservata



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