Cronache antiche di una terra: viaggio in Calabria di Dumas
Manuel Francesco Arena
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Da Francoise Lenormant a Norman Douglas, sono decine gli scrittori italiani e stranieri che dall’ottocento ad oggi hanno attraversato e raccontato la Calabria. Anche se in pochi lo sanno, uno di essi fu Alexandre Dumas. L’autore francese che regalò indiscusse opere immortali alla letteratura internazionale come “Robin Hood”, “Il conte di Montecristo” ed “I tre moschettieri”, era un grande appassionato di viaggi avventurosi. Giunto in Calabria dalla Sicilia nell’autunno del 1935, il suo viaggio inizialmente doveva continuare in mare. Purtroppo una tempesta non permise inizialmente al battello che lo attendeva di proseguire oltre lo Stretto. In virtù di questo anziché attendere che il mal tempo passi, l’intrepido Dumas accompagnato dal pittore Jadin e da un cane chiamato Milord, decide procedere via terra sul dorso di un mulo lungo un itinerario ricco di continui colpi di scena. I tre partendo da Villa San Giovanni, proseguono fino alla tappa finale di San Lucido toccando località come Scilla, Pizzo Calabro, Rogliano, Castiglione Cosentino, San Marco Argentano e Cosenza. Proprio in quest’ultima città troverà tanta devastazione per i terremoti che da tempo non davano tregua alla città. In uno scenario tristemente surreale, riesce tuttavia a trovare ospitalità nell’albergo “Riposo di Alarico” resistito stoicamente ai sismi. Il viaggio in Calabria viene aggiornato continuamente da Dumas su un taccuino il quale diventerà solo dopo tempo il celebre libro dall’omonimo titolo. Tra vicende dettagliatamente narrate, usi, tradizioni, panorami, natura, paesaggi e genti che popolano i luoghi del tempo, prende vita questo affresco dal grande valore storico culturale. Nel libro grande rilevanza viene data inoltre agli eventi: oltre i già citati drammatici terremoti, ci sono tempeste che colgono i viaggiatori in luoghi sperduti, stamberghe quasi oscene dove i nostri dovettero fermarsi per forza di cose a pranzare o semplicemente a dormire nei vari borghi ed ancora vicende vissute ai limiti del verosimile. Il tutto sempre narrato con maestria e l’occhio critico di chi non vuole né assolvere e né condannare una regione piena di contraddizioni, un tempo come ora. Ma in “Viaggio in Calabria” c’è anche tanta storia con piccoli accenni al brigantaggio ed all’esecuzione di Gioacchino Murat. Alla fine di questo rocambolesco percorso, quando Alexandre Dumas giunge sulla costa del Tirreno dove ad attenderlo c’è il battello che intanto terminata la tempesta è riuscito a salpare, lascia trasparire una struggente infatuazione avuta per questa terra. Non a caso nelle pagine finali del libro si possono leggere queste personali annotazioni dal retrogusto nostalgico che contraddistinguono un po' tutte le partenze: “… al momento di lasciare la Calabria cominciavamo a sentirci legati, malgrado tutto quello che avevamo sofferto, a questi uomini così curiosi da studiare nella loro rudezza primitiva e a questa terra così pittoresca da osservare nei suoi sconvolgimenti eterni”. Da allora Dumas visse un vero e proprio sentimento puro che lo portò a scrivere anche in seguito su quella Calabria autentica che tanto in egli aveva lasciato un segno indelebilmente potente.
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PUBBLICATO 28/06/2025 | © Riproduzione Riservata

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