Progetti straordinari, degrado ordinario
Comitato Beni Comuni di Acri
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Come Comitato dei Beni Comuni di Acri, sentiamo la responsabilità di avviare un confronto pubblico sulle dinamiche che stanno trasformando profondamente la vita cittadina.
Dopo un percorso di dialogo interno, abbiamo scelto di affrontare in una trilogia i temi più urgenti: il rapporto complesso tra politica e amministrazione pubblica, il contrasto tra progetti eccezionali e il persistente degrado urbano, e il peso crescente degli interessi privilegiati sulle scelte pubbliche. Con questo contributo intendiamo stimolare consapevolezza e partecipazione attiva, perché crediamo in una città costruita dal basso, con trasparenza e giustizia sociale. Negli ultimi anni, sempre più amministrazioni comunali si sono orientate verso la ricerca attiva di fondi pubblici e la partecipazione a bandi nazionali ed europei per finanziare progetti di sviluppo urbano. Questa tendenza nasce da una necessità concreta: i bilanci comunali sono spesso limitati e, per realizzare opere ambiziose o innovare i servizi, è indispensabile accedere a risorse esterne. Tuttavia, questo sforzo strategico, pur legittimo e potenzialmente virtuoso, comporta il rischio di trascurare l’ordinaria amministrazione, ossia la gestione quotidiana della città e delle sue esigenze immediate. In sostanza, non è sempre una questione di negligenza, ma spesso di scelte forzate da risorse limitate e da un sistema che premia la progettualità più della manutenzione. Uno dei motivi principali di questo squilibrio è la limitatezza delle risorse umane negli enti locali. I funzionari comunali, spesso pochi e sovraccarichi, vengono coinvolti nella stesura di progetti complessi e nella gestione burocratica dei bandi, sottraendo tempo e attenzione alla manutenzione delle strade, alla cura del verde pubblico, al funzionamento dei servizi anagrafici, alla pulizia e igiene urbana, alla sicurezza. Così, mentre si rincorre la “grande opera”, il cittadino si trova a convivere con buche pericolose, marciapiedi dissestati o lunghe attese agli sportelli. Inoltre, c’è una questione di visione politica: concentrarsi esclusivamente su progetti straordinari può dare l’illusione di dinamismo e innovazione, mentre nella realtà si rischia di perdere il contatto con i bisogni reali e quotidiani dei cittadini. L’ordinario, se ben gestito, è straordinario. Non si tratta di scegliere tra bandi e quotidianità, ma di trovare un equilibrio virtuoso. Le risorse straordinarie devono integrarsi con un’amministrazione ordinaria solida, reattiva ed empatica. Solo così si può costruire una città che cresce senza dimenticare chi la vive ogni giorno. Trascurare la manutenzione ordinaria porta ad un progressivo deterioramento di strade, illuminazione, verde pubblico, raccolta dei rifiuti e altri servizi quotidiani. Quando i cittadini vedono grandi progetti inaugurati mentre i marciapiedi restano rotti, cresce la percezione di una gestione distante e poco attenta ai bisogni reali. L’inseguimento continuo di bandi può portare a una pianificazione frammentata, dove i progetti non si inseriscono in una visione coerente di sviluppo urbano. Nelle aree interne stiamo assistendo a un fenomeno che vede la sanità sotto pressione, le scuole soggette ad accorpamenti forzati, la pulizia urbana sacrificata per mancanza di fondi o di organizzazione. Questo tipo di degrado non è solo un problema estetico o logistico: mina la coesione sociale, alimenta il senso di abbandono incentivando il fenomeno di spopolamento. E’ come se un tessuto quotidiano della vita cittadina si sfilacciasse lentamente. Dietro lo squilibrio tra straordinario e ordinario si nascondono cause strutturali, culturali e politiche. La logica a progetto, benché utile per innovare, porta con sé il rischio di “fare le cose per il bando” e non per il bene reale del territorio. Progetti complessi vengono scritti in funzione dei criteri di ammissibilità, e non tanto in base a un piano strategico organico e partecipato. Di conseguenza, si costruisce perché si è trovato un finanziamento, e non perché era ciò che serviva. In un contesto politico spesso guidato dalla ricerca del consenso immediato, i progetti finanziati tramite fondi pubblici offrono un potente strumento di visibilità: sono tangibili, fotografabili, inaugurabili. Per questo motivo, la politica locale rischia di inseguire il prestigio delle “grandi opere” dimenticando che la qualità della vita quotidiana dei cittadini si gioca su aspetti meno appariscenti ma profondamente importanti: servizi puntuali, spazi puliti, risposte rapide. Sono attuali e percepibili gli effetti collaterali profondi e duraturi sul degrado urbano, sulla perdita di identità dei luoghi e la crescente disaffezione civica. La gestione quotidiana degli spazi comuni è una sfida complessa. Quando l’ordinaria amministrazione viene trascurata, si crea un vuoto che nemmeno i progetti più ambiziosi riescono a colmare. La città perde la sua capacità di accogliere, di essere vissuta, di generare senso di appartenenza. Questo stato di degrado non è solo fisico, ma anche simbolico: comunica ai cittadini che il loro spazio non è più curato, che la loro quotidianità non è una priorità. Per invertire questa tendenza, servirebbe una nuova cultura amministrativa che rimetta al centro la cura del quotidiano. Nel prossimo scritto ci occuperemo degli “inquilini del privilegio” di cui parlano Cersosimo e Nisticò. |
PUBBLICATO 06/07/2025 | © Riproduzione Riservata

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