Pino Capalbo, il sogno svanisce
Redazione
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Oltre 5364 voti nella circoscrizione Nord non sono bastati per raggiungere un obiettivo rincorso per mesi e mesi. Slogan, incursioni, promesse e tensioni familiari, il verdetto delle urne è arrivato: Capalbo resta al palo. E con lui, un intero apparato che puntava alla Regione.
Il risultato è chiaro, anzi impietoso: 5.364 voti nella circoscrizione Nord, di cui appena 2.359 ad Acri, la città che amministra dal 2017. Per Capalbo, sindaco in carica e candidato al Consiglio regionale della Calabria nelle fila del Partito Democratico, il sogno, accarezzato fino all’ultimo, è svanito. Se da un lato il consenso è arrivato lontano dalla sua Acri non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda i voti locali. È evidente che nella sua città qualcosa non è andato per il verso giusto; punizione nei suoi confronti o maggioranza defilata? I voti raccolti non sono bastati perché, evidentemente, ha fallito proprio nella sua città. Eppure, non è mancato il sostegno di alcune associazioni culturali locali, di diversi impiegati comunali e di una rete di fedelissimi, ma nemmeno questo è bastato a garantirgli una base solida. Significativo il segnale arrivato dalle periferie, San Giacomo e Là Mucone, che hanno bocciato sonoramente la sua candidatura, preferendo altri candidati. Ricordiamo che lo stesso Capalbo, nel ballottaggio del 2022 contro Natale Zanfini, ottenne ben 5.185 voti: un consenso allora forte e compatto, che oggi appare drasticamente ridimensionato. Secondo quanto trapela da ambienti a lui vicini, Capalbo avrebbe confidato di aspettarsi “dai 3.500 voti in su” nella sola Acri, addirittura qualche suo stretto collaboratore sbandierava di ottenere il 30% dei voti validi e che un risultato inferiore ai 2.500 lo avrebbe spinto alle dimissioni. Non è andata così: il muro dei 2.500 voti non è stato superato, ma di dimissioni, per ora, non se ne parla. Capalbo ci aveva creduto, e non poco. Aveva messo in moto una campagna elettorale che ha avuto più il sapore di un’operazione di intimi che non quello di un progetto politico e amministrativo. Incontri, telefonate, visite, promesse. Ma soprattutto una presenza martellante in ogni angolo del territorio, con l’idea che la poltrona da consigliere regionale fosse a portata di mano. E invece no. Nemmeno ad Acri, il suo storico feudo elettorale, Capalbo è riuscito a imporsi come sperava. 2.359 voti su una platea ben più ampia ovvero 9000 voti. Numeri che testimoniano un calo evidente del consenso e un malcontento diffuso anche tra chi un tempo lo sosteneva convintamente. Il sindaco ha, probabilmente, sottovalutato l’effetto del logoramento politico dopo anni di governo. La mancata elezione segna uno spartiacque. Non solo per Capalbo, che dovrà ora tornare a concentrarsi su Acri, dove il malumore potrebbe manifestarsi tra qualche mese. Ma anche per chi – dentro e fuori casa – vedeva in questa corsa una scorciatoia verso potere, visibilità e incarichi. Il voto ha parlato e ha detto chiaramente che Palazzo Campanella non ha bisogno di un Capalbo in Consiglio regionale. Né adesso, né (forse) in futuro. |
PUBBLICATO 08/10/2025 | © Riproduzione Riservata

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