I giovani di Acri. Valigie e silenzi oltre le parole
Manuel Francesco Arena
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Nella vita di Acri, il ruolo dei giovani è sempre più marginale. L’unico modo per esprimere il dissenso, sembra essere rimasta la partenza. Un lento ed inesorabile declino questo, che logora da dentro il tessuto sociale cittadino, perché è risaputo che senza giovani un luogo non può avere futuro. In fondo sbarcare il lunario a queste latitudini come forse pure nell’immediato altrove è sempre più difficile e chi resta preferisce esimersi dal partecipare ai dibattiti che riguardano la vita cittadina. Eppure se si prestasse un po' di attenzione, con maggiore sensibilità, si scoprirebbe che questi silenzi fanno più rumore di una voce urlante. Il tutto perché essi sono fonte di domande sul perché questa apatia nei riguardi del posto in cui si vive sia fortemente radicata tra la “Generazione Z” ed i “Millennial”. E’ facile colpevolizzare senza analizzare le vere cause. Probabilmente per chi scrive che eppure fa parte di quella generazione nata nella prima metà degli anni ‘90 e che ha nitidi ricordi di una città fervente e piena di servizi dove ogni fine settimana era una festa, non è di certo facile. Comunque con un po' di allenamento al pensiero critico, penso che le cause da ricercare in questo allontanamento da parte dei più giovani siano da ricercare principalmente nella diffidenza verso chi per lunghi anni è stato sordo ai loro bisogni ed in una sempre più minore fiducia nella miope politica locale – preciso, sia di destra che di sinistra - tante volte a mio avviso, troppo impantanata in infruttuose diatribe di accuse e scuse che poco danno come lascito alla cittadinanza tutta, se non sempre più profonde spaccature radicate nella società. C’è bisogno di ripartire guardano un orizzonte condiviso e parlando soprattutto al futuro. Creare spazi reali e digitali di incontro affinché i giovani non si sentano messi da parte e debbano guardare sempre oltre le mura della città per avere non solo un dignitoso lavoro, ma anche un po' di sano svago. Altrimenti non si va da nessuna parte se non si ci parla, se non si è inclusivi e se non si ci incontra. Ahimè, lo sottolineo con amarezza, se il trend non sarà capovolto, questo non sarà che l’inizio di una fine inesorabile e neppure troppo lenta.
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PUBBLICATO 15/11/2025 | © Riproduzione Riservata

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