A Natale gli Ultimi saranno i Primi: lettera a Susy
Elena Ricci
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Cara Susy, un’emozione profonda mi pervade mentre scrivo queste parole, un sentimento che nasce dalla consapevolezza di non averti mai conosciuta direttamente. Ti ho incontrata solo attraverso il racconto e la dedizione dei tuoi genitori, in particolare della tua mamma, una donna appassionata che, ogni giorno, riesce a tessere un filo prezioso che unisce tante persone come me. Quando arrivo alla Mensa del Girasole di Acri, respiro immediatamente un'atmosfera unica, difficile da descrivere a parole. È un luogo dove viene spontaneo cominciare a parlare di te come se fossi lì, accanto a noi. Ed è vero: tu hai superato i limiti della dimensione umana, e la tua presenza si dilata oltre i confini opprimenti della materia. Sei capace di attraversarli con disinvoltura per dimostrarci che la Vita è Vita, di qua e di là, ed è altrettanto concreta e reale. In questa tua nuova dimensione, che non ti rende affatto lontana, distaccata o assente, divento pienamente consapevole che la mia esistenza — scandita nel tempo, condizionata dai sensi e a volte oppressa dalla materialità — abbraccia la Vita celeste, eterna, immateriale, puramente spirituale e concretamente reale. È così che diviene facile incontrarti e riconoscerti negli occhi delle persone fragili e povere che arrivano alla spicciolata per ricevere un pasto caldo. In una cultura che spesso invita a "voltare pagina" troppo in fretta, scriverti una lettera potrebbe sembrare un attaccamento eccessivo. In realtà, è esattamente il contrario: è un modo profondo e rispettoso di rielaborare la tua assenza e di rendere visibile un amore che continua a fluire oltre la vita. Le mie parole, anche se mai spedite, trovano il loro destinatario nel mio cuore e in quello di tutte le persone che passano di qui. Volevo che tu sapessi queste cose. Per molto tempo ho accarezzato un sogno, coltivando l’idea di fare spazio agli ultimi e ai poveri. Intendo "fare spazio" non solo nel senso fisico di liberare un’area, ma nel senso etico e relazionale di dare priorità, di dedicare attenzione piena a chi è in una posizione di svantaggio o di minore importanza sociale. Non è facile, mi dirai tu, ma io amo le sfide e sai bene quanto io creda nell’impossibile. E infatti, da tempo, al Centro Anziani di Acri è stato avviato un progetto significativo: "Pranziamo Insieme", che offre a chiunque si senta solo la possibilità di condividere un pasto e stare in compagnia. So che mi vedi quando sto con loro, offrendo ciò che basta appena per me, con una determinazione a volte ferita e tremante, ma testarda e autentica. Il detto evangelico "gli ultimi saranno i primi" trova il suo fondamento nella parabola dei lavoratori della vigna (Vangelo di Matteo). In essa, il padrone assicura la stessa paga a chi ha lavorato solo un’ora e a chi ha sopportato il peso dell’intera giornata. In senso escatologico, è un annuncio: coloro che sono ultimi nella scala sociale, gli emarginati o i trascurati, saranno accolti nel Regno di Dio con pari dignità rispetto a coloro che sono sempre stati considerati "primi". Ma quest’anno, il 25 dicembre, assieme a te e grazie alla tua amorevole presenza che ci ispira, daremo un significato ancora più concreto a quelle parole: gli ultimi, anche solo per un giorno, si sentiranno i primi. Saremo tutti insieme a festeggiare, e parleremo di te ancora una volta. Ti confido che sono emozionata al solo pensiero; avrò un groppo in gola e gli occhi lucidi. Riflessione finale sulla lettera mai spedita. Nel dolore del lutto, ogni gesto che ci avvicina a ciò che proviamo è un atto prezioso. Scrivere può diventare una forma di respiro, un modo per restare in contatto con chi non c’è più e, al tempo stesso, per riaffermare la connessione con sé stessi. Non è necessario che le parole siano perfette: è sufficiente che siano vere. Una lettera mai spedita è la forma più intima e personale di comunicazione. È una conversazione autentica tra sé e la persona perduta, scritta con il solo scopo di esternare ciò che si prova. Non segue regole grammaticali o strutture formali; può contenere parole d’amore, rimorsi, ricordi, domande rimaste in sospeso o semplicemente il bisogno di "dire ancora qualcosa". Scrivere una lettera a chi è mancato non è un gesto illusorio, ma un modo per continuare una relazione interiore che il cuore non è disposto a chiudere bruscamente. È un ponte d'amore gettato sull'assenza. Elena
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PUBBLICATO 10/12/2025 | © Riproduzione Riservata

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