IL RICORDO Letto 2896  |    Stampa articolo

Il Maestro dalle spalle larghe: un’eredità di cuore e coraggio

Foto © Acri In Rete
Cristina Luzzi
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Durante il mio primo anno di tirocinio, mi venne chiesto di riflettere sul motivo della mia scelta professionale e di individuare un modello di riferimento.
Iniziando quel viaggio a ritroso tra i ricordi, alla ricerca di chi avesse lasciato un segno indelebile nel mio percorso, un’immagine si è imposta sulle altre: il Maestro Pompeo.
Lo rivedo chiaramente: le spalle larghe, la barba e i capelli bianchi, una presenza fisica imponente che infondeva sicurezza.
Chi mi conosce sa quanto la fragilità emotiva abbia segnato i miei anni di crescita; il Maestro Pompeo fu il primo a capire che, prima ancora della didattica, avevo bisogno qualcuno che si prendesse cura della mia emotività.
Ricordo ancora un giorno tra i banchi: avevo la testa tra le mani, i gomiti appoggiati sul banco e piangevo in silenzio.
Speravo che nessuno se ne accorgesse, quasi volessi scomparire, ma lui non era un maestro "da cattedra": abitava lo spazio tra i banchi, camminava tra noi.
Passandomi accanto, mi mise una mano sulla spalla.
Non servirono parole: quel gesto diceva "Ti vedo, so che ci sei e io ci sono anche”. Da quel momento, mi ha preso per mano e ha iniziato a camminarmi accanto; mi ha insegnato che non avevo nulla in meno degli altri, spingendomi a trovare il coraggio e a credere in me stessa. Ha tracciato la strada della mia crescita e non smetterò mai di essergli grata per avermi mostrato la direzione.
Negli ultimi anni, i nostri incontri erano diventati un momento di confronto prezioso.
Passavamo il tempo a discutere della "nostra" scuola, dei miei primi passi tra i banchi, delle sfide della professione.
Vedevo nei suoi occhi la fierezza di chi vede un seme germogliare; era orgoglioso della donna e dell'insegnante che stavo diventando e io mi sentivo felice di condividere con lui i miei traguardi.
In quei dialoghi, il testimone passava ufficialmente dalle sue mani alle mie. E' doloroso pensare che non potrò più fermarlo per strada per raccontargli una nuova avventura in classe o chiedergli un consiglio nei momenti di dubbio.
Tuttavia, custodirò ogni sua parola, ogni suo sguardo e ogni insegnamento nel profondo del mio cuore. Il Maestro Pompeo resterà per sempre la mia stella polare.
Spero, un giorno, di poter essere per i miei studenti ciò che lui è stato per me: una presenza sicura, un porto calmo e un’ispirazione costante.
Ti porto nel cuore, Maestro.

PUBBLICATO 17/01/2026 | © Riproduzione Riservata



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