Viva il Sindaco mecenate
Angelo Bianco
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Seguo sempre con interesse le dinamiche politiche e civiche del mio paese.
Acrinrete é il primo quotidiano che apre la mia mattina social, ci inzuppo il mio cappuccino e sa di buono, mi riporta alla zuppa di mia madre, quella era buonissima. Leggo tutti gli interventi, di ogni. C’è Feraudo, il più prolifico, le risposte piccate del Sindaco, che appaiano sempre cadute dall’alto e mai, invece, semplicemente dovute, ci sono le prese di posizione della Redazione che, correttamente, non gliene perdona una, gli articoli di Franco Bifano, sempre attento sul pezzo, le cronache di calcio, i racconti di Arena, bellissimi: io vivo così Acri, provo ad esserne meno forestiero che posso. C’è sempre tanto latte al fuoco, il dibattito civico parrebbe vivo, l’agone politico non è vuoto. Il tema dominante è, certamente, la tenuta della giunta comunale, la capacità di navigare, costretta dai numeri risicati di maggioranza, sempre con un uomo di vedetta sulla torretta, perché da supra l’ourto a Piazza Annunziata, può esserci, dietro ogni angolo, un iceberg, un capriccio di un consigliere, contro cui Capalbo&Co possono speronare e affondare, bisogna fare attenzione ad ogni singola virata, ad ogni singola nomina, sospetta o meno e, quindi, la domanda nasce spontanea: riuscirà il Titanic Acritano ad attraccare tra due anni al porto? La diatriba politica è un tema che mi appassiona, Acri merita di essere amministrata con capacità e lungimiranza, tra due anni le libere elezioni sanciranno chi ne sarà orgoglioso protagonista, oggi, però, è un altra la notizia che ha sorpreso la mia colazione, sono altre le domande da porre. Mi scrive una concittadina, succede spesso, anche a merenda o a cena, non c’è orario fisso ma è sempre gustoso leggerne il lamentarsi civico. Mi allega una delibera comunale, é un finanziamento che il comune ha autorizzato per la presentazione di un libro e lei mi chiede “dottore, le pare giusto? Così tutti possono chiedere un finanziamento!” Leggo il testo e lo rileggo e ho una prima domanda lecita: chi è il prof. Gallo? Cerco su Internet il suo CV e la prima cosa che mi incuriosisce è l’età, ha 35 anni, penso “così giovane, quale esperienza può avere?” e a pensar male…! Leggo, poi, quanto altro è riportato e c’è davvero poco. É laureato in filosofia, un dottorato di ricerca, ha scritto due libri, qualche articolo, insegna al Liceo, non c’è però traccia di specializzazione in una materia specifica, insomma, è un CV dignitoso ma assolutamente normale, ad Acri ne trovi di più ricchi, sicuramente. A dirla tutta, anche il titolo di “prof” é generoso e onestamente immeritato, una docenza a contratto presso l’Università non è sufficiente per averne titolo pieno, per averne fregio c’è parecchio da studiare e, soprattutto, più parecchio da pubblicare. Al dott. Gallo, poi, non farà piacere essere stato recensito, nella fretta di dargli pregio accademico, come Direttore di ricerca, lui ne è solo dottore, anche se capisco, tutto fa brodo. L’altra domanda è: perché il dott. Gallo ha chiesto un contributo al mio comune per pubblicare il suo libro, qual’è la relazione tra lui e Acri? Confesso che sono un po’ geloso e offeso. Sto scrivendo anche io il mio secondo libro ma, anche per il mio primo, non ho mai pensato di bussare cassa dal Sindaco, eppure, sono di Acri, scrivo di Acri e l’ho presentato anche in diverse scuole, gli è stato riconosciuto in tanti un valore educativo. Altrettanto potrebbe dire Francesco Siciliano e il suo bellissimo “Questo paese” o il dott. Conocchia, o il prof. Gaccione e chissà quanti ne dimentico, tutti acritani che hanno dato lustro, nel loro piccolo, ad Acri. Noi, però, abbiamo attinto alle nostre tasche per dare vita alle nostre creature letterarie, noi, quindi, non siamo profeti in patria, ergo: perché il dott. Gallo, invece, si? La delibera spiega che il tema trattato dal libro è di innovazione educativa, ha un respiro sensibile, interessante, é inclusivo ed è tutto bello e comprensibile ma, allora, la terza, ed ultima, domanda è: basta la pubblicazione di un solo libro per dirsi “cultore della materia”, tanto da poterne dare, in autonomia, divulgazione e scienza anche a scuola? Un ultimo appunto che traggo dalla delibera: “l’autore si impegna a donare il ricavato della vendita del libro al comune” e uno pensa “bel gesto, allora è pari, anzi, chissà il guadagno!” Chi ha scritto un libro e non ha un nome e un cognome da vetrina, sa che per ogni copia venduta ne avrà una royalities irrisoria, io, ad esempio, ho 1.50€, mentre per pubblicarlo spenderà tra i 2000 e 3000€, facciamo, ad altrettanto esempio, 2200€: al comune, tornano i conti? Caro Sindaco, sono contento che nel suo sangue scorre anche sangue da Mecenate ma, di grazia, non era meglio utilizzare i fondi dei contribuenti per iniziative, volte ad includere i suoi cittadini a trascorrere una serata in allegria civica. Converrà che è da un po’ che loro ne hanno circolo esangue, il comune dovrebbe avere attenzione e cura anche questo tema, che è tutt’altro che innovativo, anzi, è ormai datato dal nulla, il malcontento civico genera un iceberg invisibile che corrode piano il transatlantico. Ad esser seri, invece, se è proprio di temi socialmente inclusivi e di innovazione educativa, che lei si sente di portare all’attenzione del nostro paese, data la delicatezza dell’argomento, non era più opportuno invitare, accanto al dott. Gallo e al suo libro, professori Accademici per parlarne con più riconosciuta ed illuminata cognizione di causa? Magari, attingendo collaborazione proficua dalla fondazione Padula che, sennò, ultimissimissima domanda: a cos’altro serve se non per promuovere cultura? |
PUBBLICATO 07/02/2026 | © Riproduzione Riservata

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