Addio, capitano
Angelo Bianco
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“Angiolé, é morto Pinuccio Fera!” Sono in palestra, é mia sorella a telefonarmi: “Cosa? No, il sig. Fera, quando?”
I pesi, all’improvviso, sono insopportabili da sollevare, scivolano via dalle mie mani, sono tutti i miei ricordi. Pinuccio Fera è Acri, é il mio mito d’infanzia, è il calcio che non c’è più, é chi è stato più vicino di ogni altro, assieme a sua moglie, la sig.ra Giulia, all’agonia di mia mamma. Loro abitavano un piano di sotto, loro erano anche la mia famiglia dolcissima e io avrei un fiume di parole per dire quanto gli ho voluto bene e quanto, oggi, invece, non so dire una parola di più. È un cazzotto dritto nello stomaco, “no, non ci credo, é morto il sig. Fera!” Io lo chiamavo così, anche se lui tutte le volte mi rimproverava “chiamami Pinuccio” ma a me sembrava di mancargli di rispetto, anche se lui insisteva sempre “e non ti preoccupare per tua madre, ci penso io” e lo ha fatto, fino alla fine. Acri lo ricorderà, lo applaudirà e lo piangerà come il capitano della nostra squadra di calcio, quando il calcio era, anche, una identità morale del paese da difendere, anche oltre il recinto del campo sportivo, e lui la sapeva difendere come nessun altro, senza mai andare oltre le righe ma pretendendo, sempre, rispetto, lui era un signore, in pantaloncini o in pantaloni. Io lo ricordo, lo applaudo e lo piango così, come il sig. Fera, era e rimane il mio segno di rispetto. Adesso, vorrei che anche il sindaco, il comune gli mostrasse rispetto, vorrei che si proclamasse il lutto cittadino, vorrei che il calcio paesano gli mostrasse rispetto, vorrei che venisse ritirata la sua maglietta rossonera, vorrei che tutta la nostra comunità gli mostrasse rispetto, partecipando tutta al funerale, perché lui è stato un modello di educazione sportiva e civica e dovremmo tutti, insieme, onorarne la lezione e il ricordo. C’è Roberto, il prof della palestra, “doc, oggi non hai proprio voglia di lavorare con i pesi” e io accenno un sorriso. No, oggi, i ricordi non riesco proprio a tenerli stretti, penso a mia mamma, lo starà aspettando alle porte del cancello, si stringeranno in un abbraccio senza più fine e, poi, lui correrà a rimettersi pantaloncini, maglietta e calzettoni perché, adesso, la squadra del paradiso ha un difensore in più, il migliore, lui é il sig. Fera. Addio, capitano, ti voglio bene. |
PUBBLICATO 24/02/2026 | © Riproduzione Riservata

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