Rocco c'è
Giuseppe Donato
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Mercoledì mattina. Apro la mia rassegna stampa digitale e inizio a scorrere le notizie riguardanti la cornice territoriale delle mie giornate prese in prestito da un’entità sovrumana che, si spera più tardi possibile, potrebbe richiedermele indietro per donarle a qualcuno di più meritorio. Ci sta, potrebbe davvero essere così, del resto siamo la continuazione di ciò che la nostra stirpe ha rappresentato negli anni passati.
Smetto gli scomodi panni del filosofo, accantono per un attimo quelli più calzanti del ragioniere e impugno la penna virtuale dell’immaginazione, rapito dal desiderio di comunicare, non gridare, nemmeno sopraffare l’altro per imporre il mio pensiero. Solo un passaggio canonico sulle pagine delle testate disponibili a ospitare il mio scritto, per non cadere nell’ipocrisia della presenza, della visibilità a tutti i costi. La notizia del giorno è di quelle che fanno esultare come se la squadra del cuore fosse riuscita a riacciuffare, negli interminabili secondi di un match tiratissimo, il passaggio al turno successivo della Champions: Rocco c’è, non è mai stato via. Si era involontariamente nascosto in una lunga pausa dagli impegni scolastici e calcistici, iniziata in un normalissimo pomeriggio romano a poche ore dalla laurea di una cara congiunta, evento inesorabilmente eclissatosi difronte alla notizia dell’incidente occorso al piccolo portiere. Saltiamo l’excursus ampiamente trattato sulle testate locali e raggiungiamo la “ciccia” come direbbero in una qualsiasi macelleria della fervida Toscana. Rocco è tornato e lo ha fatto con una foto che spazza via la malinconia distribuendo felicità contagiosa, senza nascondere le restanti insidie di un percorso ancora da completare. Papà Enrico e Mamma Santina hanno presumibilmente attraversato l’inferno che stanno ora attraversando i genitori delle creature, poco più grandi di Rocco, sopravvissute allo scempio di Crans-Montana, dove una nottata iniziata con l’intento di scavalcare l’anno vecchio per accedere con rinnovato slancio ai nuovi 365 giorni, si è trasformata in pochi attimi in una tragedia. Nelle stesse ore in cui Rocco faticava nella struttura di riabilitazione della frazione Palidoro, nel comune di Fiumicino, il tenerissimo Domenico salutava la vita terrena in quel di Napoli, tradito da un calcio di rigore sbagliato dai professionisti incaricati di portare a compimento il miracolo della sera di Natale, dopo che una piccola creatura salita al cielo nel profondo nord aveva riservato il suo cuoricino al guerriero campano, per cancellare ancora una volta il confine nord-sud idealizzato da qualche politico maneggione. La velocità delle notizie, incanalate nelle autostrade informatiche dirette ai mezzi d’informazione, riesce a far convivere negli stessi istanti differenti stati d’animo, trasportando gli spettatori dalla gioia al dolore nel volgere di un fischio. Come quel fischio di quattro mesi fa, con il quale la sorte aveva decretato un calcio di rigore a sfavore del piccolo Rocco finalmente impegnato, da qui in avanti, a spalancare i guantoni per raccogliere i più sinceri complimenti dopo aver annullato la massima punizione parandola con un eccezionale colpo di reni mentre Enrico e Santina, rigorosamente in piedi davanti alla panchina, non smettevano nemmeno per un istante di osservare la traiettoria insidiosa della sfera di cuoio che correva verso l’angolo più buio della vita del giovanissimo portiere. |
PUBBLICATO 26/02/2026 | © Riproduzione Riservata

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