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Il campetto di via Montessori: il simbolo di un’amministrazione assente. Incuria e degrado!!!

Foto © Acri In Rete
Emilio Turano
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Il campetto di via Montessori non è soltanto uno spazio pubblico trascurato. È il simbolo concreto di un’amministrazione che ha smesso di ascoltare, di vedere, di intervenire.
Quel campetto nasce come luogo di aggregazione per i ragazzi: uno spazio destinato allo sport, alla socialità, alla crescita. Un presidio educativo e sociale che dovrebbe essere curato, pulito, sicuro ed efficiente. Invece oggi si presenta in condizioni indecorose: manutenzione assente, incuria evidente, degrado che avanza sotto gli occhi di tutti.
Non si tratta di fatalità. Non è colpa del tempo. Non è responsabilità dei ragazzi che lo frequentano.
La responsabilità è chiara ed ha un nome: il Comune, l’assessore competente, l’intera amministrazione comunale.
Chi governa una città ha il dovere di garantire la cura degli spazi pubblici, soprattutto quando sono destinati ai più giovani. Lasciare un campetto nell’abbandono significa lanciare un messaggio preciso: i ragazzi non sono una priorità. Il quartiere non è una priorità. La qualità della vita non è una priorità.
Un’amministrazione attenta interviene prima che il degrado diventi normalità. Pianifica manutenzione ordinaria, ascolta le segnalazioni dei cittadini, investe risorse per prevenire e non solo per rattoppare. Qui, invece, si è scelto di ignorare. E l’inerzia è una grave responsabilità politica.
Il campetto di via Montessori oggi è lo specchio di una gestione che ha perso visione, progettualità e senso di comunità. E quando le istituzioni arretrano, a pagare il prezzo più alto sono sempre i giovani.
Non bastano promesse generiche o interventi occasionali. Servono programmazione, rispetto e attenzione costante. Servono scelte chiare. Servono amministratori che considerino i beni pubblici come patrimonio da tutelare, non come problemi da rimandare.
Per questo non è più tempo di rassegnazione.
È tempo che i cittadini prendano consapevolezza, che pretendano risposte, che si preparino a cambiare e a voltare pagina. Una città non può crescere se si abitua al degrado. Non può avere futuro se trascura i suoi ragazzi.
Occorre una nuova visione, una nuova responsabilità, una nuova speranza per la nostra comunità.
E quella speranza passa dalla partecipazione, dal coraggio di scegliere e dalla volontà di costruire un’amministrazione che metta davvero al centro i cittadini.

PUBBLICATO 11/04/2026 | © Riproduzione Riservata



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