Informazione & politici. A noi il compito di raccontare a loro quello di governare e risolvere i problemi
Redazione
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Nel dibattito pubblico di una comunità, l’informazione dovrebbe raccontare i fatti e dare voce ai cittadini. Ad Acri, invece, sembra aver assunto un ruolo più creativo: diventare il bersaglio preferito dell’amministrazione quando le notizie non sono abbastanza “decorative” e/o piacevoli. Evidentemente ci si aspetta un’informazione accondiscendente con il red carpet per sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza.
Un’informazione blanda che si occupi solo di ordinanze e comunicati stampa. Sicchè molte notizie restano nel cassetto o note a pochi intimi. La testata Acri In Rete, da anni impegnata a raccontare ciò che accade senza troppi filtri, è ormai il “cattivo” ufficiale. Non importa cosa scriva, basta che lo scriva. E puntuale arriva la reazione: attacco frontale, meglio senza entrare nel merito, che resta sempre un territorio un po’ scomodo. D’altronde è più semplice parlare di “disfattismo” che spiegare perché certi problemi persistono. Una perdita d’acqua diventa pessimismo, un ritardo quasi sabotaggio, una qualunque criticità un attacco al potere. Forse l’informazione ideale dovrebbe limitarsi a trasformare le buche in “avvallamenti strategici” e le inefficienze in “tempi tecnici”. Peccato che la realtà sia meno creativa. Dopo quasi dieci anni di mandato, la rete idrica continua a fare acqua - in tutti i sensi - tra promesse e soluzioni sempre annunciate e mai definitive. E mentre si invita all’ottimismo, i cittadini continuano a pagare tributi tutt’altro che leggeri, nonostante l’uscita dal dissesto finanziario che avrebbe dovuto segnare un cambio di passo. Non manca poi il capitolo opere pubbliche. Piazza Sant’Angelo e le botteghe di via Padula, (ogni volta che piove si è costretti a ritinteggiare a causa delle infiltrazioni d'acqua) nate per rilanciare, sono diventate esempi di aspettative… rimaste tali. E, per restare in tema di inaugurazioni, c’è anche l’oasi canina: aperta con tanto di taglio del nastro, ma - dettaglio secondario, evidentemente - ancora priva delle necessarie autorizzazioni. Una partenza sprint, diciamo, più simbolica che amministrativa. Il copione, però, non cambia: quando emergono criticità, non si risponde nel merito. Si attacca chi le racconta. Si alza il tono e si prova a spostare l’attenzione. Un metodo scaltro ed efficace, soprattutto per evitare le domande ma i cittadini, oramai, lo hanno capito.. Eppure la stampa, per sua natura, dovrebbe proprio fare questo: porre domande, anche scomode, raccontare i fatti, anche quando disturbano. Un’amministrazione solida non teme le critiche; semmai teme i problemi irrisolti. Acri merita di più. Merita un confronto vero e un’informazione libera, che non debba chiedere il permesso. Soprattutto a chi ha deciso (attraverso compensi economici) di affidare la propria informazione istituzionale a organi di stampa non acresi. Difendere Acri In Rete, oggi, significa ricordare una cosa semplice: l’informazione non è un accessorio del potere. E il potere, quando viene messo in discussione, dovrebbe rispondere - non risentirsi o peggio insultare. Quia veritas numquam timet... |
PUBBLICATO 14/04/2026 | © Riproduzione Riservata

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