Oltre il dolore: l’abbraccio di Villa Gioiosa
Annamaria Autieri
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Questi giorni mi trascinano addosso una sottile e inquieta mestizia mentre percorro l’ultimo tornante verso Villa Gioiosa, in contrada Caldopiano, vicino a Montalto Uffugo. Villa Gioiosa non è solo una struttura sanitaria accreditata con i suoi 30 posti letto di RSA, 20 di RSA medicalizzata e 10 di Hospice; è un luogo dove la filosofia dell'accoglienza diventa sostanza. Qui l’obiettivo non è solo assistere, ma far sentire l’ospite "a casa", protetto da una professionalità che non dimentica mai l’individualità e il calore umano.
Quando le condizioni di mio marito sono peggiorate, ci siamo trovati davanti a quel bivio terribile che la malattia terminale impone: come reagire? Cosa dire? Molti amici e parenti, spaventati dal dolore, hanno scelto il silenzio. Ma per chi soffre, quell'assenza è una ferita profonda, un segno che il mondo ha già voltato pagina. Noi familiari, travolti da tempeste di rabbia e impotenza, ci siamo chiesti mille volte: “Stiamo facendo abbastanza?”. In assenza di una struttura idonea nella nostra città, Acri, ci siamo rivolti a Villa Gioiosa. Qui abbiamo trovato un’umanità rara. Medici e infermieri, compreso tutto il personale, non hanno curato solo il corpo, ma hanno accompagnato mio marito con dolcezza in questo ultimo, difficile cammino. La sofferenza, quando è condivisa da mani esperte e cuori gentili, diventa più sopportabile. Un’eccellenza nel deserto dei servizi. È doveroso sottolineare come questa struttura rappresenti un vero fiore all’occhiello per la nostra regione, troppo spesso criticata e bistrattata. Villa Gioiosa offre una risposta concreta laddove la medicina tradizionale si ferma, garantendo terapie del dolore e un supporto psicologico che restituisce dignità alla fase finale della vita. Tuttavia, il ringraziamento si trasforma inevitabilmente in una riflessione amara per la mia comunità. Nella nostra città, Acri, non esiste una struttura sanitaria di accoglienza per il malato terminale né un centro di supporto per le famiglie. Ancora una volta, siamo costretti a "emigrare" per ricevere un diritto basilare, affrontando disagi logistici e costi aggiuntivi in un momento in cui le energie dovrebbero essere dedicate solo all'amore. L’amministrazione comunale non può più restare a guardare. È necessario che la politica si faccia carico di queste fragilità, investendo in servizi di prossimità che evitino ai cittadini il trauma dell'allontanamento dal proprio territorio nel momento del bisogno. Chiediamo che il fine vita non sia vissuto come un esilio, ma come un momento di dignità garantito vicino a casa. Mio marito ci ha lasciati, ma il ricordo della dedizione che gli avete riservato resterà indelebile. Grazie di cuore a tutto lo staff di Villa Gioiosa per aver dato luce ai suoi ultimi istanti con una carezza ai suoi familiari. |
PUBBLICATO 18/04/2026 | © Riproduzione Riservata

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