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Ma davvero?

Foto © Acri In Rete
Giuseppe Donato
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Ma davvero non riusciamo a inserire Acri in un circuito di programmazione cinematografico-teatrale, con produzioni che impegnano anche le maestranze locali, per almeno una settimana al mese?
Davvero non possiamo tramutare gli scorci più caratteristici del nostro territorio in una cartolina a uso e consumo degli spettatori delle fiction più acclamate?
Dare la possibilità a studenti in regime di residenzialità parziale o totale di seguire corsi di studio a indirizzo artistico sul modello del DAMS? Aspiranti ballerini, art director, vlogger, sceneggiatori, direttori della fotografia, tecnici del suono e delle luci, attrezzisti e gioventù varia che ripopola luoghi storici della cittadina alle pendici della Sila?
Dai, su! Attiviamo contatti su Roma, Milano, Napoli e trasciniamo un po’ di gente dello spettacolo che ci possa indirizzare su finanziamenti pubblici o privati per avviare una produzione cinematografica sul genere dei tormentoni siciliani, lucani o campani. Un investigatore fuori dagli schemi che indaga sulla sparizione del Nettuno in piazza Matteotti oppure sulla faida dell’eolico, con possessori di terreni costretti a cedere alle lusinghe delle multinazionali intenzionate a disseminare pali e rotori in tutto il circondario? Non siete stanchi del solito video stantio girato sulle pendici della valle del Calamo o sull’ennesima novella con al centro la vita e le opere di Sant’Angelo d’Acri? Non vi farebbe piacere affidare una parte a un giovane acrese che non ha ancora sfondato nel mondo del cinema?
Un ritorno economico non indifferente se pensate che persino d’inverno i luoghi delle fiction ambientate in Sicilia pullulano di turisti a caccia di scorci intravisti nell’ennesima replica delle puntate trasmesse in tv e non parliamo della disastrata zona industriale trasformata in set cinematografico per un surreale Sandokan iperpalestrato, con il mitico pontile ex-Sir di Lamezia Terme trasformato in approdo per l’occasione.
Parliamo di ristorazione, accoglienza, agenzie di viaggi, immobili in affitto breve, bed e breakfast finalmente pieni, organizzazione dei trasporti, trasferte programmate per la visita delle attrazioni nei comuni limitrofi, guide turistiche affiancate da giovani impegnati in percorsi scuola-lavoro, eccellenze acresi del circuito agrituristico, artigianato locale, souvenir, oggettistica legata al circuito museale e religioso e chi più ne ha più ne metta.
Che fine hanno fatto le licenze per i taxi? E le bici elettriche con il logo Comune di Acri? E la navetta che trasporta i viaggiatori fino al Bivio di Cantinella? E che ne dite dei passeggeri che devono sostare in quel di Firmo per attendere le coincidenze di Flixbus per le varie destinazioni? E i trasporti verso le stazioni ferroviarie attraversate dalle linee veloci Frecciargento e Frecciarossa? Come si raggiungono gli scali di Montalto Uffugo, Castiglione Cosentino, Paola, Sibari? E l’aeroporto di Lamezia Terme?
E allora basta con la settimana di Ferragosto elevata a sancta sanctorum degli eventi cittadini, per poi sprofondare nell’anonimato di un inverno che inizia subito dopo. Basta con le notizie inventate di sana pianta per finire sulla stampa locale, basta con le fontane del Nettuno a secco, con i busti marmorei a testimoniare l’immobilismo di un movimento culturale impegnato a guardarsi l’ombelico sperticandosi di lodi nelle serate autogestite. Facciamo correre questo borgo, facciamolo diventare grande o tornare bambino, mettiamo le associazioni in rete per farle dialogare, evitando il moltiplicarsi degli eventi personalizzati che nulla aggiungono e molto tolgono alla realizzazione di poche iniziative ma buone, da calendarizzare senza inseguire le programmazioni regionali legate a fidejussioni e bandi cervellotici. Ne vale la pena in quanto se proprio ci si deve sforzare di sognare allora conviene farlo in grande perché la fatica è la stessa!

PUBBLICATO 21/04/2026 | © Riproduzione Riservata



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