Acri, il domani non si aspetta: si costruisce insieme
Giuseppe Ferraro
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C’è un momento, nel silenzio delle nostre strade, in cui dobbiamo avere il coraggio di guardarci negli occhi e chiederci: quale impronta vogliamo lasciare in questa terra? Mentre ci avviciniamo al 2027, sento forte il bisogno di condividere una riflessione che va oltre i nomi e le coalizioni. Non è una proposta elettorale, ma una chiamata al cuore di chi, come me, sente che Acri ha bisogno di tornare a pulsare. Per troppo tempo abbiamo vissuto la politica come un "mestiere" altrui, come una professione riservata a pochi o, peggio, come una gestione fredda di interessi personali. Ma la politica, quella vera, è l’arte di prendersi cura della propria casa. Ed è tempo che questa casa torni a essere abitata da volontari del bene comune, da persone che non cercano uno stipendio, ma il riscatto della propria dignità sociale.
Uscire dal guscio: dal "mio" al "nostro" La sfida più grande oggi non è economica, è culturale. Dobbiamo avere il coraggio di uscire dal nostro "soggettivo". Ci siamo abituati a curare il nostro piccolo orto, rassegnandoci all'idea che il mondo fuori dal cancello non ci riguardi. Ma se Acri si spegne, si spegne anche il nostro futuro. Impegnarsi per la comunità non è un peso, è un atto di libertà. Significa smettere di essere spettatori muti della mediocrità e diventare protagonisti del cambiamento. Abbiamo bisogno di combattenti gentili, di persone che scelgano di dedicare tempo e passione perché credono che il successo del vicino sia anche il proprio. Palazzo Gencarelli: Un varco da aprire, non una meta da conquistare A chi oggi guarda a Palazzo Gencarelli come a un obiettivo, chiedo di cambiare prospettiva. Il Comune non deve essere un trofeo di guerra, ma il centro di un’energia nuova. Basta con i vecchi schemi, con le decisioni prese nell'ombra. Chiunque voglia occuparsi di Acri deve avere l’umiltà di aprire i varchi della partecipazione. Dobbiamo trasformare le mura del Palazzo in ponti di vetro: serve una discussione aperta, organica, dove il cittadino non sia un ospite, ma il motore della decisione. Solo se coinvolgiamo davvero le persone, se le facciamo sentire parte di un progetto comune, riusciremo a risolvere i problemi che ci affliggono. Il ponte tra le generazioni e la rete del cuore Il mio pensiero va ai giovani che partono e agli anziani che restano soli. Questa è la ferita che dobbiamo rimarginare. Non possiamo permettere che la saggezza dei nostri padri vada perduta e che l’entusiasmo dei nostri figli si spenga altrove. Abbiamo bisogno di un interscambio vitale: i giovani devono tornare a essere la mente di Acri e gli anziani il suo cuore esperto. E in questo cammino, le nostre associazioni sono il tesoro più prezioso. Sono piccole fiamme che brillano isolate; il nostro compito è unirle, creare interscambio, fare in modo che lo sport, la cultura e il sociale parlino la stessa lingua. Quando lavoriamo insieme, l'impossibile diventa realtà. La Bellezza come impegno civile Infine, riscopriamo la Cultura del Bello. Non è un concetto astratto: è la cura di una piazza, è il decoro di un vicolo, è la gentilezza nei rapporti umani. La bellezza ci educa al rispetto e ci sprona a fare meglio. È l'antidoto alla rassegnazione. Acri non ha bisogno di ipocrisia, né di silenzi di comodo. Ha bisogno di te, di me, di noi. Ha bisogno di persone che sentano il fuoco dell'impegno e la voglia di dire: "Io ci sono, e voglio che il mio paese torni a splendere". Usciamo allo scoperto, torniamo a interloquire, torniamo a sognare con i piedi per terra. Il 2027 è solo una data sul calendario, ma il cambiamento di cui abbiamo sete può iniziare oggi, se solo decidiamo che il bene comune vale più di ogni piccola ambizione personale. Per Acri, per tutti noi. Riprendiamoci la voglia di restare. |
PUBBLICATO 22/04/2026 | © Riproduzione Riservata

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