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Cofone ''tradisce'' i suoi elettori e abbraccia, finalmente, Capalbo

Foto © Acri In Rete
Redazione
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Il consiglio comunale di Acri si apre con una novità che, a voler essere sinceri, novità non è. Era nell’aria, era nelle anticipazioni, era nei movimenti politici che da settimane raccontavano di un avvicinamento sempre meno timido tra il consigliere Cofone e l’attuale maggioranza. Adesso arriva anche il sigillo politico: cambio di denominazione del gruppo e addio definitivo al Movimento 5 Stelle. Una separazione ormai consumata, con successivo approdo - più o meno dichiarato - nelle braccia di quella stessa maggioranza che fino a pochi mesi fa veniva bersagliata di critiche feroci e anche con una querela del sindaco nei confronti del consigliere di Sinistra Italiana.
E qui il dato politico si fa quasi letterario. Perché non capita tutti i giorni di passare dalla mozione di sfiducia contro il sindaco a una sostanziale convivenza politica con la sua maggioranza. Un’evoluzione rapida, quasi sorprendente. O forse no.
Come avevamo anticipato, il consigliere di Sinistra Italiana diventa di fatto - anche se non ufficialmente - organico alla maggioranza. E chi continua a fingere che si tratti di semplici convergenze occasionali dovrebbe spiegare come mai una mozione del consigliere, quella sulla regolamentazione di installazione sulle energie rinnovabili, trovi accoglienza e approvazione in un clima di perfetta sintonia. Perché la politica, quando vuole, sa essere persino esplicita.
La verità è che l’operazione era già scritta. Prima i segnali, poi i posizionamenti, adesso il consolidamento.
Si cambia il nome del gruppo, si cambia postura, si cambia compagnia. Mancano solo i comunicati ufficiali, ma il quadro politico sembra già apparecchiato.
E tuttavia, più della sostanza, colpisce il contorno.
Nelle nostre anticipazioni avevamo già sollevato un punto preciso: il documento politico di Sinistra Italiana non andava presentato al sindaco nella casa comunale, quasi fosse una liturgia istituzionale. Se quel documento aveva una valenza politica e prospettica, doveva essere semmai discusso nelle sedi di partito, o magari consegnato a chi ambisce a essere futuro candidato a sindaco. Non nella casa comunale, che dovrebbe restare luogo delle istituzioni e non palcoscenico di pre-campagne elettorali mascherate.
E qui viene il punto più curioso.
Quando il sindaco rivendica che “la politica è una cosa seria”, verrebbe quasi da rispondere che sì, dovrebbe esserlo. Ma la serietà mal si concilia con certi trasformismi che somigliano più a esercizi di equilibrismo che a scelte trasparenti. E vale anche per il consigliere Cofone.
Perché se si passa dall’opposizione durissima all’avvicinamento strutturale alla maggioranza, forse non basta cambiare denominazione al gruppo.
Servirebbe cambiare anche narrazione, spiegare ai cittadini come si passa dalla sfiducia alla fiducia senza nemmeno il disturbo di dirlo apertamente.
Ma forse è questa la nuova frontiera della politica acrese: non si entra in maggioranza, ci si “avvicina”. Non si cambia campo, si ridefinisce il gruppo. Non si fa un accordo politico, si approva una mozione.
E intanto, tra una geometria variabile e un posizionamento tattico, il consiglio comunale somiglia sempre più a un laboratorio dove le opposizioni diventano interlocutori, gli interlocutori alleati, e gli alleati - chissà - magari domani candidati.
Del resto, ad Acri la politica è una cosa seria. Talmente seria che a volte sembra persino ironica.

PUBBLICATO 22/04/2026 | © Riproduzione Riservata



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