25 Aprile: memoria, responsabilità e futuro
Marisa Cofone
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Il 25 Aprile non è una data come le altre. È il giorno in cui l’Italia ha scelto la libertà, la democrazia, la dignità. È il giorno in cui un popolo ha saputo rialzarsi, trovando nella Resistenza non solo una risposta all’oppressione, ma un’idea alta di futuro. Ricordare oggi significa prima di tutto comprendere. Comprendere che la libertà non è mai acquisita per sempre, che va difesa ogni giorno, anche nelle forme nuove e spesso più sottili con cui può essere messa in discussione. Significa riconoscere il valore di chi ha sacrificato tutto perché noi potessimo vivere in un Paese libero, ma anche sentirci chiamati a raccoglierne il testimone. La memoria, però, non può essere solo celebrazione. Deve essere impegno. Un impegno che riguarda tutti, e in particolare chi ha responsabilità politiche e istituzionali. Perché difendere i valori del 25 Aprile oggi vuol dire costruire una comunità più giusta, più inclusiva, capace di dare risposte concrete alle nuove fragilità sociali. Anche ad Acri, questa giornata assume un significato profondo. È il momento in cui una comunità si ritrova attorno ai valori fondanti della nostra Repubblica, ma è anche il momento in cui ciascuno è chiamato a interrogarsi su quanto quei valori siano davvero vissuti nella quotidianità della vita politica e amministrativa. La libertà, infatti, non è solo un principio da celebrare: è un impegno concreto, che si misura nelle scelte, nella trasparenza, nella capacità di costruire opportunità e nel coraggio di assumersi responsabilità. In questo senso, il 25 Aprile ci parla anche di futuro. Di una democrazia che deve sapersi rinnovare, aprire, ascoltare. Di una politica che non può permettersi di restare chiusa in logiche autoreferenziali o conservare equilibri ormai superati. Perché i valori della Resistenza vivono davvero solo se si traducono in una politica capace di evolversi, di rimettersi in discussione, di parlare alle nuove generazioni. È una sfida che riguarda direttamente anche noi, come comunità politica. Custodire la memoria significa avere il coraggio di cambiare, di aprire spazi reali, non simbolici, a nuove energie. Non basta evocare il rinnovamento: bisogna avere il coraggio di praticarlo davvero, anche quando significa mettere in discussione abitudini e assetti consolidati. Senza questo passaggio, ogni richiamo ai valori del 25 Aprile rischia di restare retorica. Il 25 Aprile, dunque, non è solo un punto di arrivo. È un banco di prova. Sta a noi dimostrare, con le scelte e con i comportamenti, se siamo davvero all’altezza di quella storia.
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PUBBLICATO 25/04/2026 | © Riproduzione Riservata

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