Si cresce attraverso il confronto
Terry Polifrone
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Qualcuno mi ha chiesto perchè io difenda e continui a sostenere le posizioni di Angelo Bianco.
La risposta è semplice: non perché pensi che abbia sempre ragione, né soltanto perché è un caro amico con cui condivido ricordi di gioventù e confronti di vita, ma perché, in un tempo in cui molti scelgono il silenzio comodo, lui continua ad esporsi, a fare domande e ad accettare il confronto. Condivido molte delle sue posizioni, lo stimo profondamente come amico e come medico e lo considero una persona capace di pensare con la propria testa ed esprimere in modo chiaro e diretto il suo pensiero, peraltro in un italiano spesso più corretto di quello di tanti improvvisati comunicatori. Qualità sempre più rara in un tempo di opinioni preconfezionate e consenso facile. E, con particolare riferimento alle vicende acresi, credo che il suo discutere della realtà del paese nasca da un legame autentico con le proprie origini. Perché andare via non significa smettere di appartenere ad un luogo, né perdere il diritto di preoccuparsi per ciò che accade. Anzi, spesso chi, come noi, vive lontano continua ad osservare il proprio paese con ancora più attenzione, proprio perché conserva un legame affettivo sincero e, nel profondo, la speranza di potervi un giorno tornare. Proprio questa posizione, però, lo rende, e rende anche chi lo condivide ed appoggia, un bersaglio facile. Per alcuni è più semplice liquidare certe opinioni con un “ormai non vivi più qui” piuttosto che confrontarsi davvero con ciò che viene detto. Ma l’amore per le proprie radici non si misura con la residenza anagrafica, né il diritto di parola dovrebbe dipendere dai chilometri di distanza. Si può condividere o meno il suo modo di comunicare, i suoi toni o alcune sue posizioni. Trovo però molto più pericoloso il tentativo di delegittimare chi affronta temi delicati solo perché dà fastidio o rompe equilibri consolidati. Angelo divide? Può darsi. Del resto, chi espone opinioni forti, affronta temi scomodi e rifiuta di uniformarsi inevitabilmente suscita consenso e dissenso. Io rispetto sempre le opinioni degli altri, quando il confronto resta civile e reciproco. Le persone che dicono sempre e solo ciò che conviene di solito non dividono mai nessuno. Ma spesso è proprio da quel silenzio comodo che nasce l’immobilismo. Io continuerò a rispettare ed appoggiare chi sceglie di esporsi senza paura di risultare scomodo. Perché una comunità cresce anche attraverso il confronto, le domande e le critiche. Il problema non è chi esprime un dissenso. Il problema inizia quando nessuno ha più il coraggio di farlo. |
PUBBLICATO 19/05/2026 | © Riproduzione Riservata

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