Tari 2’25. I cittadini pagano oggi i servizi (forse) di domani
Centro destra Acri
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Un'interrogazione consiliare apre il dibattito sulla legittimità degli aumenti tariffari, tra scadenze amministrative e principio di corrispondenza del tributo. Nel complesso sistema della fiscalità locale, la Tassa sui Rifiuti (TARI) rappresenta da sempre uno dei temi più delicati per le amministrazioni comunali e uno dei tributi più sentiti dai cittadini. L'ultimo caso, destinato ad alimentare il confronto politico e, potenzialmente, anche quello giuridico, nasce da un'interrogazione consiliare presentata dai consiglieri di opposizione Giuseppe Intrieri, Emilio Turano, Natale Zanfini, Salvatore Palumbo, Nicola Feraudo e Franca Sposato. Al centro della vicenda vi è una domanda che riguarda direttamente i contribuenti: è legittimo applicare nel 2025 un aumento della TARI per finanziare nuovi servizi di igiene urbana che, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero entrati in funzione soltanto nel 2026? Secondo quanto ricostruito dai consiglieri, l'Amministrazione comunale avrebbe giustificato l'aumento delle tariffe TARI 2025 con il potenziamento del servizio di igiene urbana e con l'introduzione di nuove attività. Tuttavia, la documentazione amministrativa sembrerebbe raccontare una tempistica diversa. La gara d'appalto per l'affidamento del nuovo servizio, infatti, sarebbe stata aggiudicata soltanto nei primi mesi del 2026. Inoltre, il capitolato avrebbe previsto un periodo di sei mesi per consentire all'impresa aggiudicataria di organizzare il personale, predisporre i mezzi e rendere pienamente operativo il servizio. Se tale cronoprogramma fosse confermato, i nuovi servizi difficilmente avrebbero potuto generare costi o produrre benefici concreti nel corso del 2025. Da qui la richiesta di chiarimenti formulata nell'interrogazione, con cui i consiglieri chiedono al Sindaco e al Responsabile del Settore Tributi di rendere disponibile il dettaglio delle spese effettivamente sostenute, al fine di verificare se gli importi richiesti ai cittadini trovino una corrispondenza nei costi realmente sostenuti dal Comune. La questione, sottolineano i firmatari, non riguarderebbe soltanto l'opportunità politica, ma anche il rispetto della normativa che disciplina la TARI. L'articolo 1, comma 639, della Legge n. 147 del 2013 ha infatti istituito la TARI con la finalità di finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. La stessa normativa prevede che il gettito tariffario assicuri la copertura integrale dei costi del servizio, secondo il cosiddetto principio di corrispondenza tra costi e tariffa. Ulteriore rilievo assume il Piano Economico Finanziario (PEF), predisposto secondo il Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) definito da ARERA, che disciplina le modalità di determinazione dei costi da porre a base delle tariffe. In tale contesto, eventuali componenti previsionali, come i Costi Operativi Incentivanti (COI), possono essere inserite per finanziare miglioramenti del servizio o variazioni del perimetro gestionale, purché ricorrano le condizioni previste dalla regolazione vigente e siano adeguatamente motivate. Secondo i consiglieri di opposizione, qualora i costi previsti nel PEF 2025 non fossero stati effettivamente sostenuti perché il nuovo servizio non era ancora operativo, si renderebbe necessario verificare l'eventuale applicazione dei meccanismi di conguaglio previsti dalla normativa e valutare se sussistano i presupposti per eventuali rimborsi ai contribuenti. L'interrogazione si articola in cinque richieste puntuali: quantificare l'ammontare dei maggiori costi inseriti nel PEF e nelle tariffe TARI 2025 per i nuovi servizi programmati; indicare quali servizi siano stati effettivamente attivati e la relativa data di avvio; trasmettere la documentazione contabile e amministrativa relativa alle spese sostenute nel 2025; accertare se i contribuenti abbiano sostenuto costi riferiti a prestazioni non ancora erogate; chiarire quali eventuali misure correttive l'Amministrazione intenda adottare qualora emergano scostamenti tra i costi previsti e quelli realmente sostenuti. La questione passa ora all'esame della Giunta comunale, chiamata a fornire risposte documentate ai quesiti sollevati dall'opposizione. Il confronto riguarderà non solo la correttezza della determinazione delle tariffe TARI 2025, ma anche il rispetto dei principi che regolano il finanziamento del servizio di gestione dei rifiuti. Resta ora da verificare se gli aumenti tariffari siano stati determinati sulla base di costi effettivamente riferibili all'anno 2025 oppure se abbiano anticipato l'onere economico di servizi destinati a entrare in funzione soltanto successivamente. Una risposta che interesserà non soltanto il dibattito politico, ma anche i cittadini contribuenti e, qualora emergessero profili di illegittimità, gli organi competenti chiamati a valutarli.
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PUBBLICATO 02/07/2026 | © Riproduzione Riservata

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