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Fuori tema e minacce velate: il dilettantismo qualunquista e vuoto della Maggioranza consiliare

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Comitato Beni Comuni di Acri
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La risposta della maggioranza consiliare al nostro scritto non solo evita di affrontare le domande poste dal Comitato Beni Comuni di Acri, ma introduce toni che risultano del tutto inappropriati per un ente pubblico. Le osservazioni contenute nell’articolo sembrano configurarsi come allusione impropria, più vicina a una minaccia che a un chiarimento amministrativo. Ribadiamo che le domande poste dal Comitato riguardano temi di interesse pubblico e richiedono risposte puntuali. Non riteniamo giustificabile alcun attacco nei confronti di cittadini e associazioni che esercitano legittimamente il proprio diritto di esprimersi liberamente.  Un’amministrazione pubblica ha il dovere di rispondere ai cittadini con trasparenza, non di deviare il discorso verso attacchi personali o delegittimazioni.
Il Comitato Beni Comuni ha posto domande nette e circostanziate. Ribadiamo che non è nostro compito giudicare nessuno. Tuttavia, constatiamo con sorpresa che questa Maggioranza consiliare mostra una evidente difficoltà nel comprendere il contenuto del nostro scritto, che si limita a evidenziare criticità reali. Sul tema degli affidi diretti abbiamo posto una domanda semplice: chi ne ha beneficiato. A questa domanda se ne affianca un’altra, altrettanto essenziale: è mai stato elaborato uno studio sulla pianta organica comunale che dimostri l’esistenza di carenze tali da rendere inevitabile il ricorso sistematico agli affidi diretti? Perché se davvero mancavano figure tecniche e operative, ci aspetteremmo un’analisi strutturale: quali profili servono, in quali settori, con quali competenze, per rispondere alle esigenze del territorio. Senza questo passaggio, il ricorso agli affidi diretti per riparare un tubo idrico, intervenire sulla rete fognaria, o addirittura montare un palco non appare come una necessità, ma come una scelta amministrativa. Sulle assunzioni LSU/LPU abbiamo chiesto ciò che ogni amministrazione trasparente dovrebbe poter mostrare senza esitazioni: quali mansioni sono state assegnate, quale formazione è stata garantita e in  quali progetti siano stati inseriti. Perché la dignità non si dichiara: si costruisce. E si costruisce solo se a ciascuno viene affidato un ruolo chiaro, una competenza da sviluppare, un progetto in cui il proprio lavoro abbia un senso e un impatto reale. Capire se l’ente abbia realmente valorizzato il loro contributo, riconoscendo quell’ulteriore elemento di dignità.  Sulla scuola di Padia, finanziata con fondi pubblici, abbiamo chiesto perché una struttura nata come scuola sia stata trasformata in un centro di aggregazione comunale. Sul Palazzo Monachelle abbiamo chiesto quali siano le modalità di gestione e i criteri di assegnazione degli spazi. Sulla biblioteca comunale abbiamo chiesto se gli spazi attuali siano idonei alla funzione o se risultino penalizzanti. Segnaliamo un fatto che non può passare sotto silenzio: due importanti biblioteche private sono state vendute a privati, senza che alcun assessore alla cultura abbia ritenuto opportuno interessarsene per acquisirle come patrimonio della comunità. Chiediamo inoltre di sapere dove siano conservati – e se esistono ancora - i libri che negli anni hanno partecipato al Premio Padula e al Premio Arena. E’ legittimo chiedere se questo patrimonio sia stato catalogato, archiviato o se, al contrario, sia stato disperso senza alcuna cura. In merito ad alcune associazioni assegnatarie di sedi comunali, abbiamo chiesto di conoscere i criteri di assegnazione e le motivazioni che hanno portato a tali scelte. L’esempio più evidente riguarda un’organizzazione che include al proprio interno esponenti che hanno ricoperto ruoli istituzionali all’interno della stessa Amministrazione. Questa sovrapposizione tra incarichi pubblici e partecipazione associativa configura un evidente conflitto d’interessi, soprattutto quando tali associazioni beneficiano di attenzioni, sostegni o corsie preferenziali da parte del Comune. Una situazione del genere non solo compromette la trasparenza dell’azione amministrativa, ma mina la fiducia dei cittadini, che si aspettano imparzialità, equità e una netta separazione tra funzioni pubbliche e attività private. Il Comitato Beni Comuni ritiene necessario evidenziare queste criticità, perché la tutela dei beni comuni richiede che ogni soggetto operi senza ambiguità e senza intrecci che possano alterare la correttezza istituzionale. E’ singolare che la Maggioranza consiliare dichiari di non conoscere l’attivismo di liberi cittadini e di libere associazioni, con o senza forma giuridica, che da anni animano la vita pubblica della città. Ed è ancora più singolare che scelga di sbeffeggiare il Comitato, tentando di delegittimarlo, quando a risultare evanescenti – quasi fantasmi – sono proprio quei partiti politici che dovrebbero presidiare il dibattito pubblico e invece compaiono solo a intermittenza. Da vent’anni il Comitato opera sul territorio senza scopo di lucro e senza alcuna ricerca di consenso elettorale. Non abbiamo mai cercato visibilità né rendite di posizione: abbiamo sempre lavorato per il bene pubblico, spesso in silenzio, sempre alla luce del sole. In questi anni ci siamo occupati di acqua pubblica, della difesa legale e civica di Piazza Purgatorio, abbiamo organizzato assemblee pubbliche nel centro storico, con la partecipazione di questa amministrazione, e promosso un sit-in contro la privatizzazione del Caffè Letterario e del Museo MACA. Siamo stati tra i primi a sollevare con forza la questione amianto, anche durante il convegno ONA promosso dal Comune, indicando con precisione i siti della Torre Civica e di San Cataldo. In quella occasione ponemmo cartelli che segnalavano la presenza di amianto:  invece di ascoltare la denuncia fummo richiamati verbalmente  per  aver causato “procurato allarme” e facendo sequestrare i cartelli.  Oggi quei luoghi sono finalmente bonificati: la Torre Civica ospitava amianto da oltre trent’anni. E’ un risultato concreto, ottenuto grazie a una pressione civica costante. Abbiamo animato il centro storico, non quello che intendete voi, con dibattiti, serate culturali, iniziative pubbliche, tutte formalmente registrate. Il nostro lavoro è tracciabile, verificabile, pubblico. Le nostre battaglie hanno un unico obiettivo: difendere il bene comune dalla speculazione e dalla privatizzazione. Questo è il Comitato. Questa è la sua storia. Questo è ciò che facciamo.
Ricorrere all’arte oratoria come scudo per avere ragione non è un gesto di trasparenza verso una città che meriterebbe invece chiarezza, responsabilità e rispetto. Come Comitato, non siamo interessati a stabilire chi abbia torto o ragione: ciò che chiediamo è semplicemente trasparenza, perché solo da lì può nascere un confronto autentico e utile alla comunità.  L’articolo che ci chiama in causa conferma un modo di porsi fascio-stalinista da parte di questa Maggioranza consiliare: un linguaggio intimidatorio, una postura autoritaria, una concezione del dissenso come fastidio da zittire. Noi, invece,  siamo padroni di nulla e servi di nessuno. Siamo cittadini liberi, e come tali continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: difendere il bene pubblico dalla speculazione e dalla privatizzazione. Il nostro impegno non si ferma davanti agli attacchi, né alle caricature. Si rafforza. Perché quando la politica tenta di ridurre la critica a un bersaglio, significa che la critica sta colpendo nel segno. Il Comitato – e i cittadini tutti – restano in attesa di risposte chiare e concrete alle domande chiare e concrete che abbiamo posto.

PUBBLICATO 13/07/2026 | © Riproduzione Riservata



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