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La notte bianca del corso principale

Foto © Acri In Rete
Marcello Perri
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Torno ad Acri sempre con il cuore pieno.
Perché questa è la mia terra. È il luogo in cui sono nato, quello dal quale sono partito e quello nel quale, nonostante tutto, continuo a immaginare il mio ritorno. E forse proprio per questo, ogni volta, fa ancora più male vedere quanto poco sembriamo capaci di prenderci cura di ciò che abbiamo.
La Notte Bianca di ieri ne è stata, a mio avviso, l’ennesima dimostrazione.
Non è in discussione la riuscita della manifestazione, né tantomeno il piacere di vedere tanta gente per strada. Anzi. Vedere Acri viva, piena di persone, di giovani e famiglie dovrebbe essere motivo di soddisfazione per tutti.
Il problema è un altro: dove abbiamo deciso di portare tutta quella gente?
Ancora una volta gran parte delle attrazioni e, conseguentemente, del pubblico è stata concentrata in una porzione molto limitata della città, lungo quello che ormai siamo abituati a chiamare il “corso principale”.
Principale perché?
È una domanda meno provocatoria di quanto possa sembrare.
Una manifestazione come la Notte Bianca dovrebbe avere anche una funzione strategica. Se per una sera hai la possibilità di portare migliaia di persone per le strade di Acri, quella è l’occasione per accompagnarle nei luoghi che durante il resto dell’anno soffrono, per ricucire pezzi della città, per restituire vita alle strade che l’hanno persa.
Ieri sera bastava allontanarsi di poche centinaia di metri dal corso principale per trovarsi davanti ad un’altra Acri.
Mi riferisco a Via Padula. Non una strada qualunque.
Per decenni uno dei cuori commerciali, artigianali e sociali della nostra città. Qui c’erano negozi, botteghe, servizi, persone. Qui una parte importante della storia economica di Acri è passata davvero.
Ieri sera, però, percorrendo quella strada la sensazione era totalmente diversa.
Poca gente, poche iniziative, quasi il silenzio.
A tenere accese le luci sono rimasti soprattutto quegli imprenditori che, con coraggio ed ostinazione, continuano ancora oggi a investire lì. Imprenditori che a mio avviso andrebbero premiati. Ecco perché provo tanta amarezza.
Perché non si può parlare continuamente di recupero del centro storico, rigenerazione urbana, valorizzazione delle aree antiche e poi dimenticarsi di quei luoghi proprio nel momento in cui si dispone dello strumento più semplice ed efficace per riportarvi le persone: gli eventi.
A mio avviso, rigenerare un centro storico non significa soltanto rifare una pavimentazione, recuperare un edificio o ottenere un finanziamento.
Significa innanzitutto far tornare le persone e questo non riguarda soltanto la Notte Bianca. Bisognerebbe avere una visione più ampia e strategica.
Una amministrazione un po’ più lungimirante avrebbe potuto pensare ad un percorso, ed in questo modo avremmo avuto spettacoli, installazioni, iniziative di qualsiasi natura, lungo un “cammino” ben definito che avrebbe trascinato con se il resto della città. Questo avrebbe portato ad un collegamento delle diverse zone di Acri.
Da via Padula a Piazza Marconi per riscoprire il centro storico. Passare davanti Palazzo Gencarelli, la casa del cittadino, ormai casa di pochi.
Proseguire per Jungi fino a Corso Sandro Pertini per arrivare a Piazza Annunziata.
Sfruttare la stradella che da piazza Annunziata porta al Belvedere. Coinvolgere il rione Cappuccini e potrei continuare ancora.
Credo che, se una zona vive già spontaneamente, forse non ha bisogno di ricevere ogni volta quasi tutto.
Si poteva e si doveva trasformare la Notte Bianca in una notte di tutta Acri.
Il segnale sarebbe stato netto con una precisa scelta di politica urbana. Ma
questo per i nostri amministratori è troppo.
Continuano ad abbassarsi le serrande e sarebbe il caso di chiedersi perché.
Perché per una serranda che si abbassa non ce n’è una che si rialza.
Perché una città non muore tutta insieme.
Muore un pezzo alla volta.
Muore quando una strada smette di essere attraversata, quando un’attività decide che non vale più la pena restare. Quando i cittadini cominciano a considerare normale che esistano zone vive e zone condannate lentamente al silenzio.
Ed è proprio per questo che dispiace vedere occasioni come quella di ieri non utilizzate fino in fondo. Perché Acri ha bisogno di essere unica e soprattutto unita.
Perché non possiamo gioire solo e soltanto per quei pochi eventi organizzati per lo più da privati. Perché è facile gioire per la riuscita della notte bianca, ma bisognerebbe gioire anche gli altri mesi. Ma questo richiede visione, coinvolgimento di tutte le attività commerciali, programmazione, impegno da parte di chi ricopre un ruolo istituzionale ed ha il dovere di svolgere il proprio compito. Quello che vedo, però, è improvvisazione e superficialità.
Se vogliamo e crediamo davvero nel recupero del centro storico, dobbiamo cominciare da una cosa molto semplice: riportarci la vita.
La Notte Bianca sarebbe stata l’occasione perfetta.







PUBBLICATO 13/08/2026 | © Riproduzione Riservata



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