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A pensar male si fa peccato

Foto © Acri In Rete
Michele Trematerra
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Ascoltando la risposta di Pino Capalbo all’intervista di Giacomo Cozzolino, e mettendo a confronto le posizioni espresse dal candidato del Polo Civico con quelle del sindaco, mi è venuto un dubbio. Un dubbio, non una certezza.
Possibile che Capalbo, politico ormai navigato, consideri questa candidatura non necessariamente come una minaccia, ma quasi come una sorta di primaria non dichiarata del centrosinistra?
Cozzolino propone una strada diversa, mette sul tavolo temi, idee e una visione che possono intercettare una parte dell’elettorato che tradizionalmente guarda a sinistra. E la risposta di Capalbo, almeno per come l’ho percepita, non sembra quella di chi vede davanti a sé un avversario da demolire politicamente.
Ed è qui che nasce il dubbio: e se questa competizione servisse, paradossalmente, a tenere dentro il recinto del centrosinistra quelle diverse anime che negli ultimi tempi sembrano guardarsi con qualche diffidenza?
Ma c’è un altro aspetto che trovo ancora più interessante.
In uno scenario del genere, più candidature possono diventare utilissime alle coalizioni, anche quando poi non arrivano fino in fondo. Ogni candidato porta con sé relazioni, consenso personale, gruppi, amici, famiglie, pezzi di società civile. Insomma, porta voti.
E il rischio è che, ancora una volta, alcuni candidati finiscano per essere utilizzati soprattutto come portatori di consenso, magari convinti di rappresentare una vera alternativa, per poi ritrovarsi, alla fine, a sostenere una coalizione già costruita.
Non necessariamente per malafede. È la vecchia politica dei territori: si moltiplicano le candidature, si misurano le forze, si contano i voti e, alla fine, si ricompone tutto intorno al candidato più forte.
In politica le candidature non sono mai soltanto candidature. A volte sono anche strumenti per misurare consenso, contare le truppe, capire gli umori e soprattutto evitare che i cosiddetti “colonnelli” inizino a prendere strade autonome.
Capalbo ha esperienza sufficiente per sapere che una competizione interna, quando rimane sotto controllo, può essere persino utile: permette di far emergere malumori, ambizioni e consensi senza necessariamente trasformarli in una rottura definitiva.
Naturalmente è soltanto una mia chiave di lettura. Potrei sbagliarmi completamente.
Ma la domanda resta: Cozzolino è davvero un candidato alternativo a Capalbo oppure, inconsapevolmente o consapevolmente, sta svolgendo il ruolo che in altri tempi avrebbero avuto le primarie?
E soprattutto: Capalbo lo considera un avversario da battere o una componente del suo stesso campo da tenere vicino?
E per tutti gli altri che eventualmente entreranno in campo, una domanda ancora più semplice: saranno protagonisti di un progetto politico o soltanto portatori di voti per qualcun altro?
Alle elezioni, spesso, la partita più interessante non è quella che si vede in campo. È quella che si gioca dietro le quinte.

PUBBLICATO 17/08/2026 | © Riproduzione Riservata



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