I diritti e i doveri non vanno in vacanza
Maria Rosaria Coschignano
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L’estate, è vero, porta via ogni pensiero. È la stagione della libertà, della leggerezza, della spensieratezza. Ma la spensieratezza è davvero possibile soltanto quando tutto procede nel modo giusto, quando i servizi essenziali funzionano e quando una comunità non è costretta a vivere nell’incertezza.
Basta sfogliare le pagine dei quotidiani locali per accorgersi che, anche in questo scorcio d’estate, si parla già di candidature, di programmi attuati o da attuare, di nomi di sindaci e di possibili scenari politici. Eppure, quasi solo i cittadini parlano di sanità, prodigandosi nei mesi scorsi in una raccolta di firme. Il nostro Paese vive una crisi profonda, perché alcuni tra i valori più importanti tutelati dalla nostra Costituzione rischiano di rimanere soltanto principi scritti sulla carta, senza trovare una reale applicazione nella vita quotidiana. Ci sarà sicuramente qualcuno che sosterrà il contrario. Ma per sostenere il contrario, se non si possiede la cultura e la giusta sensibilità , certe situazioni bisogna viverle sulla propria pelle. Bisogna conoscere cosa significa avere bisogno di cure e non sapere dove poterle ricevere. Bisogna vivere le difficoltà di chi non ha alternative, di chi non ha conoscenze, di chi non ha “santi in paradiso”. Non basta parlare dei giovani protagonisti di risse. Non basta raccontare di ragazzi che hanno fatto dell’alcol un simbolo di una presunta grandezza. E questo non può essere un modo per puntare il dito contro le famiglie. Certamente la famiglia attraversa una fase di difficoltà, ma esistono anche altre ragioni: il contesto sociale in cui viviamo, una società sempre più connessa e, allo stesso tempo, sempre più fragile nelle relazioni e nei riferimenti, la mancanza di attrattive e di iniziative per i giovani. E la politica, senza distinzione di colori o ideologie — ammesso che oggi di vere ideologie si possa ancora parlare — ha una responsabilità enorme. Abbiamo finito, altresì , per privare le persone, nei fatti, del diritto di nascere, di essere curate e di morire con dignità nel proprio territorio. D’estate ci si aspetterebbe di vedere nei cieli aerei, mongolfiere e aquiloni. Invece, in una calda giornata post-ferragostana, può capitare di vedere un elisoccorso in estrema difficoltà all’atterraggio nel vicino stadio a causa del vento, costretto a raggiungere il nostro territorio per prelevare un concittadino e portarlo chissà dove , per ricevere le cure di cui ha bisogno, e ritrovarti a pregare che chiunque esso sia “possa ritrovare il buon vento” e il maltempo passi sia!!!. L’elisoccorso è un servizio prezioso, importantissimo. Ma non possiamo accontentarci di considerarlo una soluzione quando, nel frattempo, abbiamo permesso che il nostro ospedale venisse progressivamente depauperato, ridotto a brandelli, privato di servizi e professionalità fondamentali. Era il nostro fiore all’occhiello ! Avremmo dovuto lottare per avere un reparto di medicina interna con dei posti letto di cardiologia , siamo in un paese di montagna con deficitarie strade di collegamento !!! E mentre leggiamo notizie di soppressione o ridimensionamento di diversi reparti e di unità cardiologiche, dobbiamo avere il coraggio di chiederci: è davvero questo ciò che ci meritiamo? Dobbiamo ricordarci chi abbiamo votato. E, soprattutto, dobbiamo prestare attenzione a chi voteremo. Pretendiamo chiarezza!!! Perché è facile parlare quando si hanno possibilità economiche, conoscenze, professionisti di fiducia e la possibilità di farsi curare praticamente ovunque. Il vero problema sono i cittadini comuni, quelli che non hanno santi in paradiso, quelli che non possono permettersi di scegliere dove curarsi, quelli che quando hanno bisogno di un servizio pubblico devono trovarlo lì, nel proprio territorio. Non possiamo continuare a creare e alimentare uno stato bisogno. Dobbiamo pretendere i servizi essenziali. Per questo, basta promesse. Non deve interessarci soltanto il nome del candidato, il colore politico o la quantità di consensi che riesce a raccogliere. Dobbiamo pretendere di conoscere i programmi, leggerli, valutarli e, soprattutto, verificare che ciò che viene promesso possa essere realmente realizzato. Perché amministrare non significa soltanto vincere le elezioni, tagliare nastri e consegnare opere . Significa garantire diritti. Significa garantire servizi. Significa prendersi cura delle persone. E la salute, così come altri diritti fondamentali, non possono essere un argomento da ricordare soltanto quando arriva un'emergenza. Avv. Maria Rosaria Coschignano
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PUBBLICATO 17/08/2026 | © Riproduzione Riservata

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