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Quella meridionale una questione sempre attuale

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La storiografia e l'insegnamento scolastico, protrattisi per più di un secolo e mezzo, hanno generalmente presentato l'unificazione italiana come un imperativo storico, contrapponendo un Meridione in attesa di liberazione a un Regno Sabaudo animato da generoso spirito patriottico.
Riconsiderando la questione, l'unificazione italiana, lungi dall'essere un mero capitolo di romanticismo e retorica patriottica, fu dettata dalla necessità di una riorganizzazione economico-fiscale del Regno di Sardegna, finanziariamente provato dalle campagne belliche contro l'Austria per l'egemonia sul Lombardo-Veneto.
La prova in tal senso è dimostrata dall'immediata “ piemontizzazione “ del sistema economico, fiscale ed amministrativo del regno borbonico senza tener conto delle enormi diversità culturali, storiche ed economiche con lo stato annesso.
Nei decenni successivi al 1861, tale onere fiscale si rivelò un ostacolo insormontabile per il Mezzogiorno, costretto ad affrontare un sistema tributario significativamente più restrittivo rispetto a quello borbonico, unitamente a una politica doganale svantaggiosa per i prodotti agricoli e le nascenti industrie meridionali.
Sebbene l'industria stesse emergendo, le politiche dello Stato sabaudo determinarono, nel periodo post-unificazione, un significativo incremento dei flussi migratori verso nord e all'estero.
Tale fenomeno di emigrazione, fino ad allora poco presente nel Meridione, con la conseguente perdita delle sue risorse lavorative più valide, fu esacerbato dalla rivoluzione industriale, che, per ragioni geopolitiche legate alla disponibilità di giacimenti carboniferi nel Benelux e nell'Alsazia-Lorena, favorì lo sviluppo dei grandi distretti industriali nel triangolo Milano-Genova-Torino, in un'ottica di chiara politica economico-industriale.
L'intero ventesimo secolo, persino dopo l'istituzione della Repubblica, fu segnato dalle profonde ripercussioni dell'indebolimento del tessuto socioeconomico del Mezzogiorno, in favore di uno Stato a forte vocazione centro-settentrionale che accrebbe il proprio patrimonio infrastrutturale ed economico, a scapito del Sud Italia, gravato da una situazione di declino, solo in parte attribuibile anche alle responsabilità della sua classe dirigente.
La presente breve considerazione non intende proporsi come un'argomentazione neoborbonica, né tantomeno come un lamento stereotipato, bensì come una mera rilettura di un evento considerato per lungo tempo ineluttabile e universalmente benefico e che fece sì che il Sud diventasse ciò che è ancora oggi, socialmente, economicamente e politicamente.
Ma era davvero sentita e necessaria l'Italia unita ? Una parte degli storici oggi esclude che ci fosse tale diffuso sentimento.
Ma se anche ritenessimo il contrario , poteva l'unità tra popoli differenti essere fatta diversamente , magari attraverso una forma federale ?
Oggi avremmo un altro Nord ed anche e soprattutto un altro Meridione.
Il colmo poi è quello di dover assistere addirittura ad un movimento dichiaratamente contro i "terroni" e la minaccia addirittura di una secessione che determinerebbe per il Mezzogiorno oltre al danno la beffa.
Qualunque sia l'interpretazione, si rende necessario approfondire l'analisi di un periodo storico e politico, oggi più che mai controverso, che ha esercitato un impatto significativo in ogni suo aspetto e la cui rilevanza perdura a quasi duecento anni di distanza.

PUBBLICATO 24/08/2026 | © Riproduzione Riservata



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