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L’alibi della rassegnazione e il coraggio del primo passo

Foto © Acri In Rete
Elena Ricci
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C’è una riflessione in cui mi sono imbattuta di recente e che merita di essere condivisa con la nostra comunità: molte persone trascorrono buona parte della vita preparandosi a viverla. Quante volte ci siamo detti: "Quando sarò pronto. Quando le cose saranno più chiare. Quando troveremo le persone giuste” .
C’è sempre un “dopo” nel quale immaginiamo una versione di noi o della società idealmente perfetta, capace di fare ciò che oggi ci spaventa. Ma il rischio di questo rinvio continuo è che quel momento non arrivi mai, mentre i mesi e gli anni scivolano via nell'inerzia.
Nella mia esperienza personale ho imparato a mie spese che non esiste il "momento perfetto" per voltare pagina, per rivendicare la propria dignità o per iniziare un nuovo cammino. Se avessi aspettato di sentirmi del tutto sicura o al riparo dai giudizi, non avrei mai compiuto le scelte più importanti e liberatorie della mia vita. La stessa identica dinamica vale per la vita pubblica del nostro paese, specie in una fase delicata come quella attuale. Da troppo tempo ad Acri siamo diventati bravissimi a fare una cosa: lamentarci.
Critichiamo ciò che non va, giudichiamo dal divano o dietro uno schermo, ci ripetiamo che "oramai è tutto deciso" o che non siamo abbastanza preparati per fare la nostra parte. La lamentela è diventata il nostro nascondiglio preferito, perché non costa nulla, libera la coscienza e non ci espone mai al rischio di sbagliare. Ma la cittadinanza attiva non chiede di avere tutte le risposte né di essere impeccabili. Chiede solo il coraggio di metterci la faccia.
Non chiediamoci più se siamo "pronti" per cambiare le cose; chiediamoci piuttosto se siamo pronti abbastanza per fare il prossimo piccolo passo: partecipare a un incontro dal vivo, firmare una petizione per il bene comune, proporre un'idea anziché distruggerne una altrui, uscire dalla piazza virtuale per incontrarsi in quella reale. Acri non ha bisogno di spettatori perfetti o di giudici severi.
Ha bisogno di cittadini imperfetti, magari timorosi, ma disposti a camminare insieme, superando le incertezze per restituire vita e dignità ai nostri spazi e alla nostra socialità. Io ho scelto di non aspettare più il "momento perfetto" e di esserci, con tutti i miei limiti. Voi siete pronti a fare anche solo un piccolo passo?

PUBBLICATO 29/09/2026 | © Riproduzione Riservata



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