Capalbo e le critiche indigeste: tra selfie, polemiche e sogni regionali
Gianluca Garotto
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Ad Acri, il confronto tra amministrazione e cittadini torna al centro del dibattito, ma non sempre per le risposte fornite sui problemi della città. Le recenti dichiarazioni del sindaco Pino Capalbo riaccendono, infatti, una questione che riguarda il rapporto tra chi governa e chi esercita il diritto di critica: fino a che punto il dissenso viene considerato una legittima espressione democratica e quando, invece, diventa motivo di scontro personale?
Nelle ultime polemiche, il primo cittadino ha scelto di richiamare anche le vicende elettorali di chi lo contesta, spostando l'attenzione dalle questioni sollevate alle persone che le pongono. Una strategia comunicativa che può alimentare il confronto politico, ma che rischia di lasciare sullo sfondo il merito delle questioni. Amministrare una comunità significa assumersi responsabilità, rispondere delle proprie scelte e accettare che l'operato di chi governa venga sottoposto a valutazione. La fascia tricolore non esonera dalle critiche, così come il consenso elettorale non attribuisce il monopolio della ragione. Il sindaco ha il diritto di replicare, ma i cittadini hanno quello di dissentire. È una regola elementare della dialettica democratica, che dovrebbe valere soprattutto quando le osservazioni riguardano l'attività amministrativa. Tra le immagini che hanno accompagnato l'attività politica del sindaco c'è anche il video con Elly Schlein, segretaria nazionale del Partito Democratico, nel quale Capalbo fa salutare anche i suoi figli. Un momento di visibilità e di vicinanza ai vertici del partito che rientra nella normale comunicazione politica. Il punto, tuttavia, non è la legittimità di un incontro o di una fotografia. È il rapporto tra la comunicazione e i risultati amministrativi. Perché, mentre sui social si raccontano incontri e relazioni politiche, ad Acri restano questioni concrete sulle quali i cittadini chiedono risposte, a cominciare dalla sanità e dall'approvvigionamento idrico. Un video può documentare un incontro, ma non dimostra di per sé che da quell'incontro siano derivati benefici per il territorio. Sarebbe quindi utile conoscere quali iniziative e risultati concreti i rapporti istituzionali e politici abbiano prodotto per la comunità acrese. Del resto, per i cittadini conta relativamente chi compaia accanto al sindaco in una fotografia. Conta molto di più sapere quali servizi siano garantiti, quali criticità siano state affrontate e quali soluzioni siano state individuate. La comunicazione istituzionale è uno strumento importante, ma non può sostituire l'attività amministrativa. E se la politica dedica tanto spazio alla propria immagine, è legittimo chiedere che altrettanta attenzione venga riservata ai risultati. Il sindaco sostiene di non trovare ospitalità sulle pagine di Acri In Rete per le proprie comunicazioni. Una ricostruzione che non coincide con quanto risulta alla nostra redazione. Le comunicazioni e gli articoli trasmessi dal primo cittadino sono stati pubblicati, secondo quanto risulta alla testata. Per consentire ai lettori una verifica diretta, invitiamo a consultare l'archivio del giornale, dove è possibile ricostruire le pubblicazioni e valutare autonomamente i fatti. Se vi sono comunicazioni che il sindaco ritiene siano state ingiustamente escluse, può indicarle con precisione. Il confronto, in questo modo, potrà basarsi su elementi verificabili anziché su affermazioni generiche. Acri In Rete non rivendica l'infallibilità, ma il diritto e il dovere di svolgere il proprio ruolo: informare, formulare domande, esprimere valutazioni e dare spazio al confronto. Un articolo contestato può essere discusso nel merito, documenti alla mano, senza trasformare ogni divergenza in uno scontro personale. Una testata giornalistica non è l'ufficio stampa del Comune, così come il dissenso non è un atto di ostilità nei confronti del sindaco. Nelle recenti polemiche, Capalbo ha ricordato al sottoscritto di aver ottenuto soltanto 47 voti. Un riferimento che può avere una sua rilevanza nel confronto elettorale, ma che non costituisce una risposta alle questioni sollevate. Il risultato di una competizione politica non determina la fondatezza di una critica. Si può aver ottenuto molti voti e assumere decisioni discutibili, così come si può averne ottenuti pochi e sollevare questioni legittime. Se il confronto pubblico dovesse dipendere esclusivamente dai consensi raccolti alle urne, il dibattito democratico finirebbe per ridursi a una graduatoria elettorale, nella quale il vincitore avrebbe sempre ragione e gli altri sarebbero relegati al silenzio. Una prospettiva certamente comoda per chi governa, ma poco utile alla comunità. Vincere le elezioni significa ottenere il mandato di amministrare, non il diritto di sottrarsi al giudizio pubblico. E ricordare a un interlocutore quanti voti abbia preso non chiarisce se una strada sia stata sistemata, se l'acqua sia garantita o se i servizi sanitari rispondano alle necessità dei cittadini. Il punto, dunque, non è chi abbia vinto o perso una competizione elettorale. È la qualità dell'azione amministrativa e la capacità di rispondere alle esigenze della città. Soprattutto, ai cittadini interessa poco la polemica personale tra un giornalista e il sindaco. Non è una gara a chi pronuncia l'ultima parola. La priorità è un'altra: affrontare le criticità, garantire i servizi e individuare soluzioni concrete ai problemi quotidiani. Il confronto tra amministratori e giornalisti può anche essere aspro, ma non dovrebbe diventare il centro dell'attenzione pubblica. A essere giudicata deve essere l'amministrazione, non la capacità dei suoi protagonisti di prevalere in una polemica. Resta, infine, una battuta che prende spunto proprio dal richiamo del sindaco alle sconfitte elettorali. Se a chi lo critica viene ricordato il risultato ottenuto alle urne, viene spontaneo chiedersi quale strada attenda lo stesso Capalbo qualora le sue ambizioni politiche dovessero guardare oltre i confini comunali. Per varcare la porta del palazzo regionale, infatti, non bastano le fotografie con i dirigenti di partito, la visibilità sui social o le polemiche con chi non condivide le proprie posizioni. Servono percorsi politici, consenso e risultati. E allora, con una punta di ironia, viene da immaginare il sindaco alle prese con il viaggio verso Reggio Calabria: selfie alla partenza, foto di gruppo durante il tragitto e magari un video all'arrivo. Almeno per il momento, il pullman sembra una prospettiva più concreta del portone della Regione. Naturalmente, se quel viaggio dovesse un giorno concretizzarsi, l'auspicio è che nella valigia politica del primo cittadino ci siano anche le questioni di Acri: sanità, acqua, servizi e infrastrutture. Perché il problema non è fare fotografie o coltivare relazioni politiche. È evitare che la visibilità finisca per prevalere sulle priorità amministrative. Il sindaco può legittimamente difendere il proprio operato e replicare alle critiche. Ma i cittadini, a loro volta, hanno diritto di chiedere conto delle scelte compiute e dei risultati ottenuti. Alla fine, più dei selfie, delle polemiche e dei richiami ai voti, conterà una sola cosa: ciò che sarà stato fatto concretamente per Acri. Capalbo sogna la poltrona di Palazzo “Tommaso Campanella”, ma tra il sogno e la realtà, per ora, sembra esserci di mezzo soltanto un pullman per Reggio Calabria. Magari una gita esplorativa, giusto per visitare la città e dare un’occhiata da vicino agli scranni del Consiglio regionale: non si sa mai, meglio prendere confidenza con i luoghi prima di coltivare certe ambizioni. Naturalmente, tra un selfie e una stretta di mano, resta da capire se ci siano anche le condizioni politiche per arrivarci. Perché sognare non costa nulla, ma conquistare una poltrona è tutta un’altra storia. Per ora, dunque, motori accesi e biglietto del pullman alla mano: per il resto, ai posteri l’ardua sentenza. |
PUBBLICATO 27/10/2026 | © Riproduzione Riservata

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