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“Destra Crati”, gelo nel PD.

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
Assume sempre più le fattezze di uno scontro aperto all'interno del Partito Democratico la vicenda relativa alla presidenza della comunità montana “Destra Crati”. O meglio, sarebbe così se nel Pd vi fosse una direzione politica ben definita. Così non è, considerato che la questione non è mai approdata all’interno del partito ed è limitata a coloro che il Partito Democratico lo rappresentano nell’ente montano. Al di là delle prospettive dell'ente, che sono affidate alla Regione Calabria, la presidenza in questa fase rappresenta ipoteticamente la possibilità di gestire, magari attraverso un commissariamento, la fase di chiusura dell'ente. La carica è al momento ricoperta da Gennaro Nicoletti, ma esiste una richiesta di convocazione del consiglio, datata 16 agosto, nel cui ordine del giorno, firmato da sette consiglieri, tra cui due assessori, è chiaramente espressa la volontà di procedere a una nuova fase amministrativa. Tra l'altro, la mancata convocazione dell’assise impedisce la possibilità ai nuovi membri di farne parte, considerato che non è ancora avvenuto l'ingresso ufficiale, attraverso la rituale presa d’atto. In sostanza, i firmatari della richiesta hanno già in tasca la soluzione di superamento dell’era Nicoletti, ma quest'ultimo non ha ancora convocato il consiglio. A norma di regolamento, quello della “Destra Crati”, avrebbe dovuto farlo entro quindici giorni, ma finora sembra che vi sia solo l’impegno a farlo per il 27 settembre e nulla più. I sette hanno in animo di sottoscrivere un duro documento di condanna e, in extrema ratio, rivolgersi direttamente al Prefetto di Cosenza per la convocazione dell'assemblea. E’ paradossale, ma si tratta di uno scontro in cui, almeno apparentemente, non dovrebbe esservi tanto accanimento, anche in virtù della soppressione delle indennità per assessori e presidente e perché le comunità montane, come appare evidente dalle intenzioni della Regione Calabria, stanno per chiudere.
C'è la volontà, esplicitata in una proposta di legge dell'assessore regionale all'Agricoltura Michele Trematerra, di creare una sorta di agenzia che coordini le azioni che attualmente svolgono, o dovrebbero svolgere, comunità montane, consorzi di bonifica e Afor.
Questo Trematerra lo ha già detto ai sindaci dei tredici Comuni che rientrano nell’ente in un incontro che si è tenuto nelle scorse settimane. Nonè neanche detto che debba necessariamente essere il presidente a gestire le pratiche di decesso dell'ente e questo rende ancora più incomprensibile quanto sta accadendo, almeno fuori dalle logiche politiche. Insomma una situazione di stallo per i democratici che risulta piuttosto complicata, viste le ragioni quasi “effimere” della diatriba.


Fonte: "Il Quotidiano della Calabria" del 08-09-2010.

PUBBLICATO 08/09/2010

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