OPINIONE Letto 2749  |    Stampa articolo

In morte di un Amministratore... Perché dovremmo dirci tutti cittadini di Pollica.

Angela Maria Spina
Foto © Acri In Rete
Sebbene la morte si pianga sempre con estrema pena degli uomini, di questi tempi piangere la morte violenta di un amministratore non è cosa certo da poco, specie quando il valore del sindaco ottunde a quella dell'uomo e urla con la voce delle sue battaglie a favore della legalità per il rispetto dell'ambiente, come un monito di Valore Civile. Ecco allora che violando una circospetta cautela della magistratura e parrebbe anche della gran parte della società civile nazionale - non si capisce se annichilita dal dolore o dalla vergogna, o solo consumata dall'apparente normalità - provocatoriamente mi approprio della cittadinanza ideale a Pollica, per tributare a quel sindaco, all'amministrazione, alla sua intera comunità, e alla famiglia una sincera vicinanza e partecipazione alla tragedia.
Di lui ho letto sui giornali "uno che cercava di non fare entrare in questi paesi la criminalità, che cercava di mantenere la legalità negli appalti e nelle attività economiche" persona onesta e pulita artefice della rinascita del porto turistico di Acciaroli e del risanamento del litorale cilentano che avrebbe potuto interessare la camorra o chi sa quali altri appetiti criminosi. La notizia mi ha colpito e commosso poiché conosco quel territorio, per amicizie consolidate, che mi rimandano da tempo immemore, sulla piccola perla litoranea, oggi macchiata dall'infamante marchio di stampo camorrista e finanche n'dranghetista. Di Angelo Vassallo Sindaco, amato dalla sua comunità, rieletto nel comune cilentano a cui afferisce la bellissima Acciaroli, se possibile tra le bandiera blu d'Europa, so dir poco, se non che Notizie come questa, se commuovono al tempo stesso dovrebbero far gridare più forte di quanto non avvenga una immensa indignazione collettiva, mobilitando tutti: opinione pubblica classi politiche di ogni latitudine geografica a rigettare l'infamia di un paese in guerra con sé stesso; sollecitando non importa se con troppa o poca paura, quella vicinanza ideale alla famiglia, all'amministrazione, ai cittadini di quel territorio, privi di colore e maglie politiche; forse perché tutti più o meno colpevoli di fare poco più di nulla, per liberare i nostri territori da queste catene di oppressione, rendendo i nostri luoghi paesi migliori più di quello che sono. Questo prima di tutto è un vile agguato, poco conta se perpetrato con modalità efferate, abbagliante di un orrore potente, che tutti ci rimpicciolisce e rende poverissimi, se distoglie i nostri sguardi dalle illegalità capillari di realtà ammalate e dolenti, che confondono realtà malate con normalità anomale, che scambiano la virtù e il valore con il martirio e l'eroismo.
Ecco allora gli spettri di Mafia camminare nei NON- Luoghi delle categorie Mafiose, che uccidono per tacitare e ridurre all'oblio, cancellando vite, coscienze e sguardi. E quando un conato prende allo stomaco per via del senso stesso della nostra civiltà, eccoci in lutto a piangerne con quella comunità quel primo cittadino che diventa simbolicamente quello di tutti i cittadini perbene d'Italia. Voglio immaginare il Sindaco Angelo Vassallo, alla cui memoria vorrei fossero dedicate iniziative di rinascita, speranza e vita, come un amministratore e un politico "Normale" - come ce ne vorrebbero tanti - Fedele al rispetto di quei luoghi come al suo sud martoriato, che del sacrificio di un martire poteva forse privarsi, ma non della sua vita.
Certe "Normalità" danno più voce ai morti più che ai vivi. Sono quelle degli Uomini destinati a restare immortali. Uomini che come lui s'immaginano Fermi e Puliti; capaci forse come i politici di rango, di cui si avverte l'assenza, della caparbietà degli amministratori onesti, che incontrano il malaffare, e si mettono di traverso, perché il peccato originale delle pressioni, al sud come al nord, si lava con la vita e solo con quella, in un paese dove si piange il destino e la colpa dell'onestà.
La colpa di Quelli che combattono gli abusi edilizi, coloro che impopolarmente, mettono multe per far rispettare le regole, che tutelano il paesaggio valorizzando luoghi, tradizioni che esaltano il senso civico delle comunità. Quelli che sanno fare cose semplici, accanto a quelle complesse, che sanno realizzare le differenze della qualità della vita; che equivale a centomila un milione di Patti con la giusta politica, che permette di attuare un Saper Bene Amministrare. Amministratori che per questo Terrorizzano i poteri criminosi e ad essi si frappongono, temuti Custodi delle comunità che diventano appetitosamente terre delle conquiste economiche, dove Eroi civili ingaggiano guerre impari, contro criminalità organizzate e diffuse; dove l'abbattimento serve come temibile modello <>. Loro combattono la guerra anche a costo della vita per creare senso e sano spirito Civico; e paradossalmente da quella guerra non ne sono banalmente vinti, ma ne rivivono come eroi attraverso il senso stesso dell'essere comunità. Sono Quelli capaci di lavorare per i propri comuni, anche senza titoli sui giornali, senza foto con i leader di partito. Quelli che continueranno a sentirsi soli come oggi, dopo la morte brutale di un collega, un amico; ma che continueranno a non avere paura, perché confidano di poter regalare alle loro comunità grandi cose da vivere e realizzare per quei luoghi e i loro cittadini; magari senza troppe fanfare, e nella calma di sagre cittadine o strapaesane. A quegli amministratori soli e magari in guerra, ma anche a tutti coloro che fanno finta di conoscere e controllare le discariche nei parchi, nei boschi, il trasporto illegale dei rifiuti, i movimenti terra le discariche abusive, il ciclo ambiguo dei rifiuti, l'avvelenamento delle falde acquifere e i massacri dei propri territori. A tutti questi amministratori a quelli del passato del presente e forse del futuro, a certi superbi che hanno parlato e strepitato di ambiente e rifiuti, a coloro, che si sono fermati e bloccati, per pochi soli istanti, tranne che in campagna elettorale; tanto deve insegnare la lezione della vita e della morte di Angelo Vassallo, di un servitore dello stato? che nell'esercizio delle sue funzioni, svolgendo unicamente il proprio dovere o poco più di questo, non pretendendo - forse neanche di diventare né eroe né martire; consideriamo anche nostro martire, custodendone con una gratitudine commossa, il ricordo e la memoria. Come accaduto per altri, anche Vassallo continuerà a vivere, pur nel vuoto della presenza, a guidare i passi della propria famiglia, della sua città, nella storia civile dell'intero paese, in tutti gli animi civili e le coscienze civiche, attraverso ciascuno di noi quando "coraggiosamente" parlando di mafia lo strapperemo all'oblio, insegnandolo nelle scuole, nelle pubbliche piazze, commemoreremo una stele che scrive una nuova pagina alla storia del sud martoriato, che non si piega alla mafia.
Pollica
la città di Angelo Vassallo, da oggi è città di tutti gli italiani onesti, di noialtri meridionali con poche speranze nel cuore, noi i suoi cittadini tristi, del sindaco pescatore che amava la sua terra, il suo mare, e nel disprezzo della paura ha concesso la vita. Pollica città che apprende dal suo sangue, e insegna dal sacrificio estremo in quale altro modo si opera il "diversamente possibile al sud", libero da falsità retoriche e immorali, che non devono tradirne memoria e valore. Ciao sindaco Il senso della tua esistenza alleverà cittadini austeri e severi, perché dalla tua memoria nasceranno acque limpide e trasparenti per buone politiche da amministrare, anche con il colore del tuo sangue si coloreranno gli arcobaleni della legalità.

PUBBLICATO 12/09/2010

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