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Subì 11 trasfusioni con sangue infetto. Da ventotto anni in attesa di giudizio

Fabio Melia
Foto © Acri In Rete
Una brutta storia. Iniziata 28 anni fa, con ben undici trasfusioni andate male. Molto male. Un uomo di Acri allora, non avrebbe mai immaginato che la sua vita sarebbe stata completamente stravolta: quelle trasfusioni erano state effettuate con del sangue infetto, ma lui se ne accorse solo nel 1998, quasi per caso durante un controllo medico di routine.
L'acrese, come le altre ottomila persone in tutta Italia colpite da questo dramma, cercò immediatamente di ottenere giustizia. Eppure, a quindici anni di distanza , la strada appare ancora molto lunga. E soprattutto in salita. Prima del 2000 la commissione medico-ospedaliera di Catanzaro riconosce all'uomo un indennizzo, dovuto al nesso causale tra la trasfusione e la successiva malattia patita. Per lui arriva anche una piccola pensione, 500 euro mensili all'incirca, ma tutto l'iter si impantana nelle strette maglie della burocrazia italiana.
Grazie all'assistenza legale dell'avvocato Giuseppe Camera, l'acrese (che oggi ha 60 anni d'età) tenta la strada giudiziaria con lo scopo di ottenere un equo risarcimento . ma la giustizia civile, si sa, ha i suoi tempi che definire biblici è un eufemismo. La causa comincia nel 2003 , ma la sentenza arriva soltanto cinque anni dopo. Ed è pure negativa. Ma il difensore dell'acrese non molla e impugna il provvedimento. L'appello è tuttora in corso. Nel 2006, tuttavia, sembra che la vicenda dello sfortunato sessantenne possa avvicinarsi ad una soluzione ottimale . In quell'anno viene infatti varata una legge specifica ( tra i firmatari ci sono anche i parlamentari cosentini Franco Laratta e Franco Bruno) che prevede un assunto molto semplice: lo Stato deve riconoscere il danno provocato alle ottomila persone a cui è stato iniettato il sangue infetto. Per fare questo bisogna però " sanare" tutte le cause in corso , arrivando ad una transazione economica che riesca a chiudere una volta per tutte la faccenda: una proposta da 400 mila euro a testa. Questa impostazione viene presto abbandonata , tanto che ad oggi , sulle ottomila cause originarie, solo una piccola parte risulta essere ancora non prescritta.
L'acrese potrebbe ancora farcela nella sua difficile lotta per ottenere una giustizia negata troppo a lungo. Ma bisogna stringere i tempi. È notizia di qualche giorno fa che l'Avvocatura generale dello Stato ha recepito positivamente le intenzioni del ministero della sanità , deciso a pagare i risarcimenti solo nei confronti di 750 persone. Per gli altri non se ne farà nulla: mancano i soldi. La decisione finale arriverà nel mese di dicembre , quando il dicastero assegnerà ufficialmente gli indennizzi. Insomma, l'ennesima storia italiana, dove accade tutto e il contrario di tutto. Anche se alla fine, a subirne le conseguenze sono sempre gli stessi: i cittadini.

Fonte: "Gazzetta del Sud" del 11-09-2011.

PUBBLICATO 13/10/2011

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