Il caso dell’ospedale di Acri e la catena del comando ormai saltata
Giuseppe Aieta
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Nella sanità cosentina si continua a procedere con totale inadeguatezza su vari fronti.
Il più eclatante appare il “Caso Acri” dove il Sindaco, Pino Capalbo, con alto senso di responsabilità, nella riunione tenutasi a Roma presso il Ministero della Salute, ha chiesto – come già aveva fatto con nota ufficiale del 16 novembre - che l’Ospedale Sant’Angelo d’Acri fosse inserito nella rete covid con la realizzazione di 20 pl e 10 di terapia sub intensiva, adducendo una serie di motivazioni tra cui l’emergenza che sta intasando l’Hub di Cosenza. Accade che dopo qualche ora da quella riunione, il Delegato del Soggetto Attuatore per l’Emergenza Covid, dott. Antonio Belcastro, invii una propria nota con la quale, di fatto, conferma la fattibilità della proposta del Sindaco. Ciò che stupisce, però, è l’atteggiamento dei vertici dell’Asp di Cosenza nella persona del commissario straordinario, Dott.ssa Bettelini, la quale, addirittura domenica scorsa, si è recata presso il nosocomio di Acri per un sopralluogo richiedendo le planimetrie per creare i percorsi ospedalieri. Una serie di elementi, dunque, lasciavano presagire, finalmente, una ritrovata ragionevolezza. Ma ci siamo illusi, perché nel frattempo quell’ospedale, che doveva ospitare pazienti covid e quindi sopperire alla carenza di posti letto ordinari, veniva interessato da trasferimenti di personale medico e infermieristico presso altri nosocomi. La confusione, dunque, regna sovrana perché – e lo diciamo da tempo – oltre all’inadeguatezza è saltata completamente la catena del comando per cui ci viene da chiedere che cosa ci sta a fare il delegato Belcastro se le sue disposizioni vengono puntualmente disattese? E cosa ci sta a fare il Presidente Spirlì se le sue ordinanze diventano carta straccia? |
PUBBLICATO 26/11/2020
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