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Oasi canina e randagismo ad Acri: oltre l’inaugurazione serve una strategia

Foto © Acri In Rete
Franca Sposato
Duole prendere atto che il fenomeno del randagismo ad Acri continua a rappresentare un problema tutt’altro che risolto.
E duole ancora di più prendere atto che quanto avviato dagli assessorati precedenti — in termini di programmazione, iniziative e primi interventi — è stato di fatto disperso. Invece di consolidare e migliorare il lavoro già impostato, si è scelto di interrompere percorsi già avviati, contribuendo così ad aggravare il problema. Si continua a non rendersi conto che il randagismo non si affronta con interventi sporadici o discontinui, ma con politiche costanti e coerenti nel tempo.  Non bastano inaugurazioni e annunci: servono azioni concrete, programmazione e responsabilità.
La mancanza di una politica seria di prevenzione negli ultimi mesi ha purtroppo acuito il problema, rendendo la presenza di cani vaganti sul territorio sempre più elevata, con evidenti criticità per la sicurezza pubblica e il benessere degli stessi animali.
La nuova normativa regionale in materia è chiara e impone agli enti locali un cambio di passo deciso, che ad oggi non si è visto. È indispensabile intensificare in maniera concreta e continuativa le sterilizzazioni, unico strumento realmente efficace per contenere la proliferazione dei cani randagi. E naturalmente questo significa che devono essere impegnate risorse pubbliche adeguate per sostenere le campagne di sterilizzazione. Questi interventi non possono e non devono essere interpretati come “soldi buttati”, ma come un investimento necessario e lungimirante. Prevenire la nascita di nuovi randagi significa infatti ridurre nel medio e lungo periodo i costi legati alla gestione dell’emergenza, oltre a garantire maggiori condizioni di sicurezza e civiltà per l’intera comunità.
Allo stesso modo, è necessario rafforzare i controlli sul territorio, contrastando con determinazione l’abbandono e verificando il rispetto degli obblighi di iscrizione all’anagrafe canina e  microchippatura, riprendendo, ad esempio, la calendarizzazione delle giornate di applicazione del microchip che negli anni passati ha fatto registrare numeri importanti come circa 150 cani microchippati e iscritti all’anagrafe canina.
Di fronte a questa triste realtà, l’inaugurazione dell’oasi canina, accolta come la panacea del problema, rischia allora di essere poco più di un’operazione di facciata. La struttura, infatti, per quanto importante e fortemente voluta dalla sottoscritta che si è impegnata durante il suo assessorato a intercettare il finanziamento, il cui iter di gara e i cui lavori sono stati seguiti dalla già Assessore Anna Cecilia Miele, verrà riempita con i cani già ospiti dell’oasi e temporaneamente trasferiti nei canili, senza incidere minimamente sulla riduzione del fenomeno del randagismo.
A tal proposito giova precisare che l’oasi non è un canile e mai lo potrà essere. E’ un rifugio dove è possibile accogliere i cani provenienti dal canile, una volta seguita la profilassi che prevede vaccinazione, sterilizzazione e microchippatura. Scopo della permanenza del cane nell’oasi è quello di avviarlo ad un percorso di adozione in modo da poter trovare una famiglia che se ne occupi. Questo significa che chiunque si assume l’impegno di gestire l’oasi deve fare rete con le associazioni ed anche con le scuole, al fine di far conoscere l’animale, e favorire così una adozione consapevole.
Ben lungi dal pensare dunque che con l’inaugurazione dell’oasi canina abbiamo imboccato la strada per risolvere il problema del randagismo ad Acri. A maggior ragione se si pensa che il taglio nastro è avvenuto senza che i cani fossero stati riportati dentro, le nuove cucce non sono state montate per come avrebbero dovuto, ma buttate lì giusto per essere viste, e soprattutto senza la documentazione sanitaria necessaria perché il rifugio possa dirsi pienamente operativo. Allora ben vengano le opere che sono state realizzate, il rifacimento della struttura, i nuovi stalli, le nuove cucce,e soprattutto la strada di accesso finalmente degna di esser definita tale, ma l’oasi ora và resa operativa e funzionale.
Pur consapevoli che questo non basta o meglio non è la soluzione.
Serve una strategia integrata che coinvolga istituzioni, servizi veterinari e cittadini, nel pieno rispetto delle norme vigenti, con l’obiettivo di garantire una convivenza più sicura e civile. E’ indispensabile superare la logica delle misure emergenziali e adottare politiche strutturate, efficaci e continuative, capaci di incidere concretamente sul futuro del territorio.
È il momento di assumersi responsabilità concrete e agire con determinazione: solo attraverso un impegno condiviso e continuativo sarà possibile restituire sicurezza, dignità e rispetto alla comunità e agli animali.

PUBBLICATO 16/04/2026





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