RECENSIONE Letto 3043

"Il cielo in un pallone" di De Cicco


Foto © Acri In Rete



Instrumentum adoperato, a guisa di tecnica narrativa di livello qualitativo performante e caratterizzante i diversi passaggi a ritroso nel tempo, è l’analessi, di cui risulta apprezzabile e fondamentale laragione,attraverso la quale, il testo si dipana nel suo svolgimento strutturato organicamente e funzionale allo scopo preventivamente fissato. La retrospezione dei fatti e degli avvenimenti, dei personaggi calcisticamente rilevanti tratteggia il tutto a mo’ di pennellate pittoriche autoriali sotto la volta del Cielo, massima aspirazione e soddisfazione appagante di un’esistenza focalizzata, vitale, soltanto tale, se coniugata e vissuta in simbiosi costante e fascinosa insieme a una sfera di cuoio roteante su un rettangolo di gioco erboso o in terra battuta rossastra. Un Amarcord nostalgico ed emozionale riporta la memoria a quando quel campo, di proprietà del Collegio Sant’Adriano, per la prima volta, fu sistemato da operai friulani durante il Ventennio fascista ealla sua originaria denominazione, romantica ed emblematica di un comune sentire, Civetteria. Si dilunga, con dovizia di particolari, su un rituale avvolto in un alone di sacralità, propiziatorio nell’attesa spasmodica di una possibile vittoria: il mastro calzolaio che si affretta e si adopera nel preparare soltanto due palloni, considerate le scarse disponibilità economiche di allora, assicurandone la perfetta funzionalità. Indugia su come il calcio, lato sensu, si sia caratterizzato, in un determinato arco temporale, per le dispute rionali, dietro le quali si muovevano due modelli di aggregazionesociale: da una parte, la parrocchiacon i suoi insegnamenti declinati interamente sul versante di una religiosità consaputa; dall’altra, la sezione di partito a sostegno di un orizzonte esistenziale eminentemente laico. Una sorta di riflesso pa-vloviano nella lotta aperta e senza esclusione di colpi tra don Camillo e Peppone, personaggi tipicamente guareschiani che, tuttavia, assunsero caratteri di universalità negliAnni Cinquantaoltre i confini territoriali della bassa padana. Il racconto storico della Sandemetrese si concentra, prevalentemente, sul secondo cinquantennio del Novecento, ma sono molti gli spunti e i richiami intrecciati con l’evoluzione societaria e agonistica, accompagnata fino alla militanza nei campionati più prossimi ai giorni nostri. Il sodalizio calcistico ebbe, alle sue origini, un’intuizione singolare e spendibile in termini di notorietà, di collegamento a una visione sognatrice nello scegliere la maglietta color granatada far indossare ai suoi atleti, come il mitico Torino, perito nel tragico incidente aereo di Superga. Ai vertici della società si sono avvicendati dirigenti mossi, esclusivamente, dalla passione per questo sport e animati da una generosità inusitata nel cercare sempre di tenere alto il vessillo e il nome della squadra a beneficio della quale hanno speso energie fisiche, altresì risorse finanziarie, di notevole portata. Gli allenatori, succedutisi alla guida della compagine, sono stati di spessore elevato sia per la loro preparazione tecnica, sia per aver sposato convintamente il progetto volto a valorizzare, parimenti, i giovani più promettenti e a dare prestigio a un luo-go già di per sé meritevole di attenzione. Tantissimi i giocatori che hanno composto le diverse formazioni nello svol-gimento dell’attività federale, alcuni dei quali si sono distinti anche in competizioni di categorie superiori a conferma della loro bravura che, forse, in altri contesti geografici avrebbe por-tato a gratificazioni maggiori. Dalla sinergia delle tre componenti, appena menzionate, scaturì il risultato più esal-tante per la Sandemetrese: la vincita del campionato di Prima Categoriae il debutto inPromozionenell’anno 1993-94.Nondimeno, lo sport più popolare in Italia assomiglia molto, nelle sue parabole ascendenti e discendenti, alla vita, anzi, in qualche misura, ne è la metafora: vittorie, sconfitte, rinascite o ripartenze. L’opera – introdotta dallaprefazione di Giacinto De Pasquale e conclusa dalla postfazionedi Antonio Sposato,entrambe brillanti ed esaustive –è connotata da uno stile elegante, affabulatorio e denso, in alcuni tratti, di emotività toccante e passionale per un registro linguistico modulato sulle situazioni descritte e in aderenza alle caratterizzazioni umane presentate. Essa si avvale di immagini rare e di materiale documentale prezioso a corredo della parte discorsiva. Il target di riferimento non è soltanto quello degli aficionados del pallone, tutt’altro. Non un Uditorio di nicchia, bensì tutti coloro che, attraverso gli anni, hanno stabilito un contatto diretto con la Comunità della Città di San Demetrio Corone, ridente e ospitale, nonché presidio impareggiabile di cultura e palestra insostituibile di formazione umana e sociale per molte generazioni di professionisti all’interno del CollegioSant’Adriano. L’Autore – Voce Narrante e coprotagonista nella veste duale di calciatore e di trainerdel passato – dedica l’edizione del libro a suo fratello, Angelo, prematuramente strappato agli affetti più cari. Un giocatore talentuoso e geniale, la cui stella calcistica non poté sprigionare appieno tutta la sua luce sol perché collocata in un firmamento periferico.

PUBBLICATO 05/09/2020  |  © Riproduzione Riservata




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