LETTURE Letto 2154

I poteri dell’Eros. Prima parte


Foto © Acri In Rete



Tutto ha origine dall’atto sessuale che si muove a partire dal desiderio. Il desiderio di possesso alimenta le nostre esistenze.
Nel sesso è racchiusa la vita, l’estasi, il dolore , la morte, il buio e la luce, si tratta della compenetrazione delle energie dello yin (corpo anima inferiore) e yang ( soffio, anima superiore),femminile e maschile, lunare e solare e quindi della compiutezza di anime e corpi, delle polarità opposte e complementari: “In cielo e in terra si succedono alternativamente momenti di apertura e chiusura; yin e yang devono diffondersi e trasformarsi. E cosi anche l’uomo.
Se l’uomo e la donna non si uniscono, spirito e respiro non possono svilupparsi, yin e yang sono prigionieri e vanno in rovina
”.
L’eros presenta un aspetto luminoso ,strettamente correlato alla Vita poiché la nascita trae origine da un atto di espulsione dall’utero attraverso il condotto vaginale del feto che perviene alla luce e, l’atto sessuale può quindi essere interpretato come un ritorno nel ventre della donna che porterà alla creazione di un nuovo essere.
Il sesso femminile può ricollegarsi alla sacra coppa di Cristo che contiene acqua e sangue, il liquido amniotico sostanza primordiale dove si genera la vita, il fondo appare buio e allude alla gestazione misteriosa ed occulta; Il Graal nella simbolica delle valenze alchemiche è la regalità primordiale, la pietra che attende il potere divino (Solfo- fallo rigeneratore) per potersi manifestare (oro-pietra filosofale o farmaco universale).Inoltre il sesso femminile per la sua forma a calice è stato assimilato alle rose, infatti gli iniziati ai misteri della Dea lunare dopo aver vissuto esperienze carnali e materiali, sublimavano gli istinti ,mangiando delle rose dando inizio alla loro rigenerazione interiore.
Ma il sesso è anche a stretto contatto con il termine di morte e buio ,come sonno eterno che si concretizzano nella definizione di grembo-tomba, di cui Freud evidenzia il concetto quando afferma: “I pensieri inconsci che hanno per oggetto la vita nel grembo materno... spiegano quella curiosa paura, comune a tanti di essere sepolti vivi, come pure la più profonda ragione inconscia di una credenza della vita nell’oltretomba, la quale non rappresenta nient’altro che la proiezione del futuro della misteriosa vita prenatale”.
La donna è protagoniste di alcune teorie che ritengono la vulva entrata stessa del peccato e dell’inferno e la figura femminile, identificata con la strega, volava sulla scopa (simbolo penico) che le permetteva di ottenere l’orgasmo. La scopa rappresenta il maschio ridotto ad essere incosciente, indifeso contro i mali del mondo, succube del demonio e del male.
Del resto l’immagine fornitaci da Dante dell’inferno come voragine conica richiama l’idea della vulva devorans.
Il poeta intraprende una penetrazione nel corpo di Beatrice.
La “selva oscura” altro non è che la visione poetica dei ricci puberali della donna vergine, il purgatorio è la zona mediana del cuore sospeso tra testa ed eros e il Paradiso è il cervello dove alberga la luce divina.
Altro aspetto oscuro è quello del mestruo femminile.
Plinio nella Storia Naturale fa riferimento al potere distruttivo della donna mestruante capace di uccidere animali, piante e danneggiare diversi oggetti.
Il sangue mestruale è il segno della vita-morte, scandendo il tempo di una vita che si ricostituisce ma che nel tentativo incompiuto di generazione, richiama allo spegnersi di ogni cosa.
Anche il fallo”: phalati (= germogliare, fruttificare) o phal (= gonfiare) è l’elemento che contiene il tutto, sia l’energia creatrice che generatrice, racchiude in sé, allo stesso modo dell’organo sessuale femminile, concetti oscuri e luminosi.
Esso è turgore di dannazione e massa carnosa che esplora il vuoto e si perde, è nota l’assimilazione fallo-serpente espressione di Satana che cerca di insinuarsi all’interno della donna ma è anche produttore del “seme maschile” e quindi apportatore di vita.
Continua...

PUBBLICATO 23/11/2020  |  © Riproduzione Riservata




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