OPINIONE Letto 3638

Franza o Spagna...


Foto © Acri In Rete



Ci sono storie che meriterebbero di essere raccontate e altre invece destinate all'oblio che, purtroppo per le prime, per le inadeguate capacità autoriali spesso finiscono per diventare protagoniste, sottraendo alle più meritevoli le luci della ribalta.
Accade quando menestrelli di corte finiscono per occupare spazi a loro non più congeniali, facendo leva su stagioni fortunate vissute sull'onda del successo, per l'assenza di validi competitors in grado di offuscarne le gesta, destinate all'ordinarietà in qualsiasi altro anfratto dello stivale.
A distanza di anni salta all'occhio del lettore più esperto la sopraggiunta inadeguatezza di cotali cantori, che scientemente ignari della loro acclarata e manifesta inefficienza per raggiunti limiti lessicali nonché autoriali, perseverano nel reputarsi degni di occupare tribune non più alla loro altezza, ove mai lo fossero state, malgrado i continui segnali recapitatigli dal fato e dalle alterne fortune.
La mancata proliferazione di adeguati sostituti o l'inesperienza di quelli deputati alla successione, permette loro di rimanere saldamente allocati su quelle che rappresentano vere e proprie ancore di salvezza, dove rimanere aggrappati per non certificare, talvolta, il naufragio delle loro esistenze, vissute sempre all'ombra di qualcuno e raramente illuminate dal caldo raggio della coerenza e della chiara esposizione alla luce del sole.
Queste anime finiscono spesso vittime di loro stesse e incominciano a vaneggiare di presunti e costanti attacchi ricevuti, incuranti della molla che le spinge a imbarcarsi in cicliche dispute personali giocate con gli arsenali a loro disposizione, inscenando le stesse modalità persecutorie che attribuiscono ad altri e cercando sponda, al contempo, nelle “sincere” collaborazioni che spontaneamente ne condividono il cammino.
Stucchevoli risultano quindi le esaltazioni vicendevoli di partecipazioni alla vita editoriale delle loro pubblicazioni, finendo per ignorare lo spirito informativo e scadendo nel mero racconto autocelebrativo, contornato da argomentazioni attuali, ma ben lontano dalla fruibilità del servizio nella sua veste prettamente giornalistica.
A riportare i maggiori danni in questo scenario bellico resta purtroppo il lettore, che pur ricoprendo il ruolo di terzo non beneficia dell'esito positivo solitamente riservatogli dal noto proverbio, anzi subisce anche l'onta della mancata, manipolata e raffazzonata informazione, finendo per vestire gli scomodi panni dello spettatore di regolamenti di conti dal sapore antico, come certe dispute portate sul grande schermo, figlie della scorrevole penna di Giovannino Guareschi. 
Chissà se, proprio come in quelle storie, qualche volta gli odierni disputanti trovano il modo di deporre le armi, facendosi persuadere da convenienti argomentazioni, per poi tornare a imbracciarle alla prima scaramuccia?
«(…) acute autem disputantis illud est, non quid quisque dicat, sed quid cuique dicendum sit, videre.» (Cicerone, Rethorica, Tusculanae Disputationes, Liber Quintus, 28)

PUBBLICATO 14/05/2021  |  © Riproduzione Riservata




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