Mi ero iscritto al M5S appena dopo gli albori della sua comparsa ma non avevo mai completato l’iter procedurale, un po’ perché era parecchio complesso, un pó perché non ero convinto fosse indispensabile, la forma era un dettaglio.
La sostanza è che ho votato Grillo&co alle loro prime elezioni nazionali, quelle che hanno stravinto, correva l’anno 2017.
A quelle precedenti ero stato sull’aventino perché io ero un sognatore e un romantico della politica, quello che pensa che sia la più nobile delle arti, non mi ero concesso sconti.
Il “vaffa day” aveva riaccesa la speranza.
Ero convinto, assieme a tanti altri, della bontà della loro proposta politica “contram” la casta del tempo, in ordine al riconoscimento del merito, delle capacità, dell’onestà, della passione, della morale, del contenimento dei costi della politica, del conflitto d’interessi, dei due mandati e anche del più famoso degli slogan, “uno vale uno”, ho creduto a tutto e proprio a tutti, ho urlato: vaffanculo!
Sono stato delusissimo, assieme agli stessi tanti di cui prima, dalla traduzione pratica di cotanta teoria, l’urlo si è strozzato in gola.
Tranne qualche eccezione (il taglio dei vitalizi, dei parlamentari, la legge “spazza corrotti” e il reddito di cittadinanza, di cui però bisogna avere attenzione applicativa rigorosa che non c’è stata) erano molti dilettanti allo sbaraglio, dimostrando, senza appello, che “uno vale uno” era una cacata pazzesca, peggio della corazzata Potionnkin di Fantozziana memoria e Luigi Di Maio ne sarà rappresentazione iconica a vita.
Con il senno del poi, c’è da ammetterlo, avevano creato un’attesa rinnovatrice che è stata fallita, la scatoletta di tonno è rimasta intatta e il conto da pagare è stato salato e alle elezioni successive sono ritornato sull’aventino, loro le hanno straperse, correva l’anno 2022: il sogno era finito ma è iniziato l’incubo della destra.
Sono tornato, così, a votare a sx in una esperienza amministrativa cittadina, a Carrara, contro il governo locale targato proprio 5S ma la delusione si è ripetuta.
È stato un altro fallimento romantico, tanto che ho pensato di aver sbagliato mira, sino a ricredermi sull’azione pentastellata, loro non avevano fatto peggio di quelli dopo di loro, sino a completare la mia iscrizione al movimento.
Non sono un uomo di destra ma anche la mia astensione aveva contribuito a portarla al governo, non voglio ripetere l’errore, ma, allora, a chi dare il mio voto quando correrà l’anno 2027?
Nel tempo lungo della mia riflessione, tra tutti i leader e connessi/e cheerleader, tra Covid, commissioni di inchieste, ponti e accise promesse, genocidi e guerre sparse, blocchi navali e morti a Cutro senza nessun responsabile, ho apprezzato il prof. Conte.
Ha certamente commesso errori che gli sono derivati dalla sua gioventù politica ma ha una onestà intellettuale che gli ha permesso di restituire dignità politica al movimento, facendo una opposizione seria e mai sopra le righe. Ha sempre tenuto la testa alta, rivendicando la bontà di quelle scelte (PNRR, Bonus 110%) che tutti prima, all’opposizione, avevano condiviso, salvo infangarle e ripudiarle quando hanno assunto il potere, forse, perché bisognava cercare capri espiatori alla loro incompetenza.
Mi piace la sua vocazione disinteressata da una ideologia strutturata in una bandiera ideologica che non sia quella che arrechi un buon servizio civico e il divorzio da Grillo ne è dimostrazione coerente.
Ho già sostenuto il prof. Tridico alle elezioni regionali, che ha perso, a mio parere di calabrese, perché non ha avuto il coraggio di resettare un'intera classe dirigente e la Calabria ne avrebbe assoluto bisogno, il tempo sarà galantuomo.
Ad Acri, l’anno prossimo, ci saranno le elezioni comunali e l’attuale amministrazione, che è anche quella precedente, pare non abbia più il consenso popolare, tanto che starebbe cercando di recuperare voti, ammettendo nel suo alveo politico chiunque voglia, senza distinzioni di parte, un voto vale un voto.
C’è solo un partito che, oltre ai fratelli patrioti, si è chiamato fuori dall’ammucchiata selvaggia, è il M5S, mentre imperversa il fiorire di liste civiche, che inneggiano al nuovo proponendo le figure di sempre, è un po’ il gioco delle tre carte.
Conoscevo il prof. Foggia, mi ha insegnato biologia ai tempi del classico, leggo sempre con piacere le sue riflessioni civiche apprezzandone la sagacia, ho conosciuto altri esponenti del movimento 5S, due chiacchiere in libertà, c’è empatia.
Ho colto la passione e la identificazione civica e non essere, poi, tra quanti, oggi, fanno la fila per entrare a palazzo Gencarelli ne fa per me ragione in più di stima e di applauso convinto.
Non sarò l’assassino che ritorna sulla scena del delitto e, allora, ho scelto di iscrivermi al loro gruppo acritano e, se vorranno, metterò a loro disposizione il mio amore per Acri per quello che so fare, capire, criticare e proporre perché un acritano si riconosce dall’accento del suo cuore e non dalla residenza scritta in una carta d’identità.
I temi sono tutti quelli che conosciamo e sui quali nessuno ha la bacchetta magica per risolverli.
Serve una progettazione semplice ma efficace sia nel breve che nel lungo periodo, riproponendo nel suo volgere quanto è nel DNA nativo del movimento: merito, capacità e disinteresse personale, ne sono condicio sine qua non.
Sono consapevole che c’è il rischio di una ennesima delusione, la scommessa è di altissimo pregio romantico ma bisognava scegliere, faccio il chirurgo, c’è da incidere la carne viva della democrazia popolare, il paziente, Acri, è agonico:
bisturi!!!