OPINIONE Letto 249

Dall'ombra di Occhiuto alla difesa di Cristofaro: le folgorazioni sulla via di Capalbo


Foto © Acri In Rete



Discutere di matematica con il sindaco Capalbo è sempre un esercizio singolare, soprattutto perché la matematica – quella vera, fatta di numeri e seggi reali – ci dice che oggi lui siede sullo scranno più alto del Comune, non su quello del Consiglio Regionale. I "se" e i "ma" storici non hanno mai prodotto un decreto o una legge regionale. Tuttavia, ad essere davvero affascinante nel suo intervento non è tanto la declinazione dei record personali, quanto la lezione magistrale sull'uso dei partiti come “guardaroba". Una metafora calzante, non c'è che dire. Peccato che il sindaco soffra di una memoria decisamente selettiva o, peggio, scommetta sulla scarsa memoria dei cittadini. Nel dispensare patenti di fedeltà al Partito Democratico, Capalbo dimentica – o spera che gli altri abbiano dimenticato – quando, pur di assecondare quella brama di ascesa politica che da sempre lo alimenta, era pronto a indossare un abito di tutt'altro colore, accarezzando concretamente l'idea di una candidatura alle regionali a sostegno di Occhiuto. Altro che guardaroba stagionale: qui parliamo di un intero cambio di stile a seconda del vento. Per non parlare della sua recente e fulminea folgorazione sulla via dei Riformisti che certamente non è figlia di un rinnovato afflato ideale ma di una più prosaica necessità di sopravvivenza. Quando la terra scotta all'interno del PD e i conflitti interni si fanno troppo stringenti, cercare visibilità e sponde politiche altrove diventa un'opportunità irrinunciabile per chi non accetta l'idea di restare fuori dai giochi che contano. Sul prof. Cristofaro, poi, tocchiamo l'apice del teatro politico. Sentire il sindaco difendere oggi la "cultura" e lo "spessore" del Professore fa quasi sorridere, se non fosse un insulto all'intelligenza dei cittadini. Proprio Capalbo, infatti, non ha esitato in passato a metterlo ripetutamente in discussione, sbandierando ai quattro venti la necessità di un "ricambio generazionale" pur di logorarne la figura. Ma la verità è un'altra ed è sotto gli occhi di tutti: la gestione e le vicende legate alla Fondazione Padula sono un fatto noto non solo a livello locale, ma provinciale e regionale. Tentare di usare Cristofaro come scudo umano per coprire le proprie manovre politiche è un esercizio di opportunismo che non incanta più nessuno. Liquidare i risultati elettorali altrui non basta a nascondere il nervosismo di chi vede vacillare la propria narrazione di leader indiscusso e dai metodi spesso fin troppo centralizzatori. Nessun rancore, ci mancherebbe. Ma se la memoria in politica è una virtù preziosa, l'onestà intellettuale lo è ancora di più. Buona memoria anche a lei, sindaco. E dato il calendario, buon 2 Giugno e buona Festa della Repubblica (auguri che, ironicamente, estendiamo anche a chi evoca stili di gestione un po' troppo "autoritari" e cileni alla Pinochet).

PUBBLICATO 01/06/2026  |  © Riproduzione Riservata




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